Aggiornamento del 03/09/2026 - Aggiunte due nuove testimonianze "Charlotte Collyer e Daisy Minahan"

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di Riccardo Rosi

12 – CONSTANCE WILLARD: passeggera di prima classe – scialuppa n° 8 ore 1:00

CONSTANCE WILLARD

BIOGRAFIA

Constance Willard nacque il 6 giugno 1890 a Minneapolis, nello stato del Minnesota, figlia di David Willard e Cora Day. Crebbe in una famiglia benestante insieme ai suoi quattro fratelli: Irma, Paul Day, Eugenia Florence e Louis Gray. I censimenti statunitensi dell’epoca mostrano una famiglia economicamente agiata: il padre lavorava come commerciante di legname, mentre la madre non svolgeva alcuna professione. Nel 1910 la famiglia viveva a Duluth, in Minnesota, e David risultava ormai in pensione. Nel 1912, a soli vent’anni, Constance si imbarcò sul Titanic a Southampton come passeggera di prima classe. Il suo biglietto, numero 113795, costò £26 e 11 scellini (3.300/3.800 euro odierni). Durante il disastro riuscì a salvarsi salendo sulla scialuppe n°8 . La sua testimonianza, pubblicata poco dopo il naufragio, racconta momenti di caos, disperazione e umanità vissuti durante le ultime fasi dell’affondamento. Negli anni successivi al disastro, la vita di Constance rimase piuttosto riservata. Nel censimento del 1920 risulta vivere a Riverside, in California, con alcuni parenti: lo zio Eugene Day, la zia Mabel Day e la nonna Lavinia Day. Anche nei censimenti del 1930 e del 1940 compare come donna nubile, senza un’occupazione stabile; nel 1940 viene indicata come pensionata e risulta aver completato un anno di college. Con il passare degli anni, sembra che Constance abbia sofferto di problemi mentali che la portarono al ricovero presso il Las Campanas Hospital, in California. Un membro dello staff la ricordò come una donna silenziosa, riservata e “prematuramente invecchiata”, con lunghi capelli bianchi e alcuni gatti come unici compagni. Non parlava mai del Titanic. Quando nell’ospedale venne proiettato il film A Night to Remember, Constance rimase seduta a guardarlo impassibile, senza mostrare emozioni. In occasione del cinquantesimo anniversario del disastro, il personale del sanatorio ricevette istruzioni precise di evitare l’argomento Titanic e scoraggiare eventuali giornalisti dal tentare di intervistarla.

Constance Willard non si sposò mai. Morì il 25 aprile 1964 in California. Il suo corpo venne cremato a Compton e le sue ceneri furono sepolte al Lakewood Cemetery di Minneapolis, la città dove era nata.


TESTIMONIANZA

Constance proveniva dal Minnesota e aveva 21 anni al momento del viaggio. La storia riguardante un padre che avrebbe implorato la Willard di prendere con sé suo figlio potrebbe essere vera oppure no. Esistono numerosi racconti simili; sembra infatti che fosse una delle storie preferite dai giornalisti che scrivevano del Titanic.

Chicago Tribune, 21 aprile 1912

Uno degli argomenti di cui si parlò dopo essere saliti a bordo del Carpathia fu il fatto che il Titanic non avesse un faro di ricerca. I membri dell’equipaggio dissero che era intenzione dei proprietari equipaggiare la nave con un faro dopo il suo arrivo a New York. Quando raggiunsi il ponte dopo la collisione, l’equipaggio stava preparando le scialuppe per la messa in mare e molte donne correvano in cerca dei loro mariti e figli. Le donne venivano fatte salire sulle scialuppe e due uomini mi afferrarono quasi spingendomi dentro una barca. Io non comprendevo il pericolo e mi divincolai finché non mi lasciarono andare.

“Non perdete tempo; lasciatela andare se non vuole salire”, disse un ufficiale.

Tornai di corsa nella mia cabina e andai da una cabina all’altra cercando i miei amici, ma non riuscii a trovarli. Una ragazzina inglese di circa 15 anni mi corse incontro e mi gettò le braccia al collo.

“Oh, sono completamente sola”, singhiozzò, “mi permetterai di venire con te?”

Fu allora che iniziai a rendermi conto del vero pericolo e vidi che tutte le scialuppe, tranne due, erano già state calate. Alcuni uomini ci chiamarono e noi corremmo verso il punto in cui stavano caricando una barca. Tutte le donne erano state dotate di giubbotti di salvataggio. Mentre gli uomini ci sollevavano dentro la scialuppa, ci sorridevano e ci dicevano di essere coraggiose. La notte era fredda e gli uomini che stavano lì intorno, specialmente i passeggeri di terza classe, sembravano infreddoliti, ma gli uomini che aiutavano le donne a salire sulle scialuppe apparivano diversi. Anche mentre ci sorridevano, grandi gocce di sudore spuntavano sulle loro fronti. Non dimenticherò mai un episodio che avvenne proprio mentre stavamo per essere calati in acqua. Ero appena stata sollevata nella scialuppa ed ero ancora in piedi quando uno straniero corse verso il fianco della nave e, stringendo un fagotto tra le braccia, gridò con le lacrime che gli scorrevano sul viso:

“Oh, per favore, gentile signora, non vorreste salvare la mia bambina, il mio tesoro? Per me non fa differenza, ma vi prego, vi prego, prendete la mia piccola.”

Naturalmente presi la bambina. Molte donne furono costrette a restare in piedi nelle scialuppe perché indossavano tutte le cinture di salvataggio, che rendevano quasi impossibile sedersi. Nella nostra scialuppa c’erano sette uomini, circa venti donne e diversi bambini. La notte era buia. Venti minuti dopo aver lasciato il Titanic sentimmo un’esplosione e la nave sembrò spezzarsi in due e affondare. Poi una donna straniera nella nostra scialuppa iniziò a cantare un inno e tutti noi ci unimmo a lei, anche se pochi conoscevano le parole. Tutto intorno a noi sentivamo pianti e singhiozzi per forse tre minuti.

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