Ingresso di Seconda Classe
Sala Fumatori di Seconda Classe
Ristorante À la Carte di Prima Classe
Cafè Parisien di Prima Classe
Scalinata di Seconda Classe
Scalinata di Prima Classe di Poppa
Grande Scalinata di Prua
Ponte di Passeggiata Privata Suite B 52-54-56
Ponte di Passeggiata Privata Suite B 51-53-55
Salotto Suite B 51
Salotto Suite B 52
Titolo
Ponte B (Bridge Deck)
Ponte B (Bridge Deck)
Il Ponte B era il più alto ponte strutturale continuo e si estendeva senza interruzioni per circa 167 metri nella parte centrale della nave. Sebbene il castello di prua e di poppa si trovassero allo stesso livello del Ponte B, erano separati da due well deck lunghi circa 25 metri ciascuno e, per questo motivo, non venivano considerati parte propria della sovrastruttura, anche se devono comunque essere presi in esame nel contesto di questo ponte. Per i due terzi anteriori della sua lunghezza, fatta eccezione per lo spazio occupato dal grande ingresso e dalla scalinata di Prima Classe, il Ponte B era quasi interamente riservato agli alloggi di Prima Classe, comprese le sontuose suite presidenziali. In totale vi si trovavano 99 cabine di Prima Classe, con posti letto per 183 passeggeri. A poppa delle cabine di Prima Classe si trovava la Reception del ristorante A’ la Carte, mentre il ristorante stesso era collocato più indietro, al termine di un breve passaggio che costeggiava la cucina e la dispensa del ristorante. Sul lato di dritta, adiacente al ristorante, si trovava il nuovo e caratteristico Café Parisien, concepito per richiamare l’atmosfera di un caffè all’aperto parigino.
Ancora più a poppa, oltre il ristorante e il Café Parisien, si trovavano il foyer d’ingresso e la sala fumatori di Seconda Classe, entrambi affiancati, sui due lati, da una passeggiata coperta di Seconda Classe.
Questa passeggiata proseguiva verso poppa all’aperto, dove, nella sua estremità posteriore, si trovava un altro ingresso con scala destinato ai passeggeri di Seconda Classe, sistemato all’interno di una sovrastruttura separata.
Configurazione del Ponte B e differenze rispetto all’Olympic
La configurazione del Ponte B sul Titanic differiva da quella dell’Olympic, in seguito all’esperienza maturata con quest’ultima nave. L’Olympic aveva, oltre alla passeggiata aperta che correva per tutta la lunghezza del Ponte A, anche una seconda passeggiata completamente chiusa lungo il Ponte B, nella sezione anteriore rispetto al ristorante A’ la Carte. Tuttavia, durante i primi viaggi dell’Olympic si osservò che questa passeggiata sul Ponte B veniva usata molto raramente; di conseguenza, la White Star Line modificò il progetto del Titanic, estendendo le cabine del Ponte B fino ai fianchi della nave ed eliminando così quella che sarebbe stata una passeggiata chiusa di Prima Classe. Questa scelta permise di introdurre nuove strutture più remunerative e fu, non secondariamente, una delle ragioni principali per cui il tonnellaggio di registro lordo del Titanic risultò superiore di circa 1.000 tonnellate rispetto a quello dell’Olympic. La modifica fu realizzata intorno al settembre 1911, momento in cui le originarie finestre laterali del Ponte B del Titanic, ad eccezione di quelle delle promenade private e dei foyer d’ingresso, vennero sostituite con le finestre scorrevoli verticali più strette.
Alloggi di Prima Classe a prua
Il blocco di cabine di Prima Classe situato a prua della grande scalinata comprendeva una combinazione di cabine singole, doppie e triple che andavano dai numeri B 1 al B 50. L’accesso a questo settore di cabine avveniva tramite due corridoi principali, uno a babordo e uno a tribordo, raggiungibili attraverso porte poste presso il foyer degli ascensori di Prima Classe. Questi corridoi erano pannellati e allestiti come quelli del Ponte A. All’estremità anteriore di ciascun corridoio, una porta interna in legno e una porta esterna in acciaio conducevano allo spazio di ponte esterno che dominava il well deck di prua. Le cabine prodiere di Prima Classe erano molto simili alle corrispondenti del Ponte A: le pareti erano rifinite con pannellature bianche comuni e i pavimenti erano coperti di moquette. Tutte le cabine affacciate direttamente sui fianchi dello scafo e sulle paratie esterne di prua erano dotate di finestre scorrevoli verticali, con tendine di pizzo. Le dodici cabine che guardavano verso la piccola zona aperta di prua avevano inoltre schermi scorrevoli in vetro colorato per impedire che le persone a passeggio sulla promenade riuscissero a guardare all’interno. Le cabine di Prima Classe situate nella sezione prodiera del Ponte B presentavano una configurazione varia, comprendendo sistemazioni singole, doppie e, in alcuni casi, predisposte per un terzo occupante mediante cuccetta Pullman (letto ribaltabile superiore, fissato alla parete sopra il letto principale) o divano trasformabile. Nel complesso, queste cabine mantenevano un livello qualitativo elevato, con finiture e dotazioni paragonabili a quelle già adottate sugli altri ponti superiori di Prima Classe, pur con alcune differenze nei materiali e nelle dimensioni a seconda della posizione e dell’ampiezza del locale. Dal punto di vista costruttivo e decorativo, le cabine erano generalmente rifinite con pannellature dipinte di bianco e pavimenti rivestiti in moquette. Nelle cabine di questa zona erano normalmente installati letti-cuccetta in legno o in mogano, in luogo delle strutture in ottone presenti in altre sistemazioni di Prima Classe. Le cabine più ampie potevano includere due letti bassi, oppure una combinazione di letto ordinario e cuccetta Pullman superiore; in alcuni casi era presente anche un divano imbottito, utilizzabile occasionalmente come posto letto supplementare.
L’arredo standard comprendeva normalmente un mobile lavabo, singolo o doppio a seconda della categoria della cabina, un tavolo da toilette con cassetti e specchio, uno o più armadi, e un portabagagli dove lo spazio disponibile lo permetteva. Le cabine di dimensioni maggiori potevano essere dotate di arredi più completi, mentre quelle più piccole mantenevano una dotazione più compatta, pur conservando gli elementi essenziali del comfort di Prima Classe.
Sotto il profilo impiantistico, tutte le cabine di questa sezione erano ben attrezzate per gli standard dell’epoca. Erano infatti provviste di radiatore elettrico Prometheus, generalmente con una mensola lignea soprastante, ventilatore a soffitto, illuminazione elettrica variabile da uno a più punti luce, e lampada orientabile. Completavano l’allestimento ganci appendiabiti di diversa tipologia, supporti murali per avvisi e altri accessori d’uso quotidiano. L’insieme contribuiva a creare ambienti considerati particolarmente moderni e confortevoli, tanto da essere percepiti da alcuni passeggeri come più simili a stanze d’albergo che a cabine di bordo.
Un aspetto interessante riguarda il mobilio di alcune cabine esterne di questa sezione, per le quali è stata ipotizzata la presenza di arredi in uno stile Sheraton, sulla base di confronti con fotografie dell’Olympic e con materiale pubblicitario dei fornitori. Sebbene non vi sia certezza assoluta su ogni singola sistemazione, è plausibile che almeno parte delle cabine laterali più prestigiose fosse arredata con mobili più raffinati rispetto al tipo standard, pur mantenendo impianti e dotazioni tecniche analoghi al resto del comparto.
Alcune cabine più grandi, predisposte per più occupanti, disponevano inoltre di una configurazione più articolata, con doppi lavabi, maggiore capacità di stivaggio e, in certi casi, soluzioni più evolute per gli armadi o per gli spazi guardaroba. Accanto a queste, vi erano cabine più piccole ma comunque ben accessoriate, pensate per occupazione singola o doppia e progettate per sfruttare al meglio lo spazio disponibile.
L’intera area era servita da lavabi e servizi pubblici separati per uomini e per donne, con bagni situati nelle immediate vicinanze. Questi ambienti comuni erano coerenti, per livello di finitura e impianto, con quelli già presenti nelle altre zone di Prima Classe. A servizio del comparto erano inoltre presenti una dispensa e un locale di servizio, mentre il personale femminile addetto non alloggiava in questa sezione ma sul Ponte A.
Nel complesso, le cabine di questa parte del Ponte B univano razionalità distributiva, buone dotazioni tecniche e un livello di comfort molto elevato, rappresentando una delle espressioni più avanzate dell’ospitalità di Prima Classe del Titanic.
Ingresso di Prima Classe
Il grande ingresso di Prima Classe del Ponte B riprendeva, nello stile e nelle decorazioni, quello dei ponti superiori, ma con proporzioni leggermente più contenute.
Dal Ponte A si scendeva lungo le scale laterali fino a un pianerottolo intermedio e, cambiando direzione, si proseguiva fino all’atrio del Ponte B. Alla base della scalinata si trovava un piedistallo in quercia intagliata, sormontato da un cherubino in bronzo che reggeva un candelabro a torcia. Era simile a quello del Ponte A, ma più piccolo alto circa 45 centimetri, perché qui mancava lo spazio verticale ampio della cupola sul ponte lance. Il soffitto, con travi rivestite in legno e dipinto di bianco, risultava più semplice rispetto ai ponti superiori. Anche l’illuminazione cambiava: al posto dei lampadari con festoni di perle di vetro, qui erano utilizzate lampade con coppe in vetro tagliato. Sul pianerottolo intermedio, il pannello decorativo ospitava un dipinto che, sull’Olympic, raffigurava un paesaggio italiano. Come negli altri ponti, davanti alla scalinata principale era collocato un orologio, affiancato dalla scritta in ottone “B DECK”, inserita in un pannello riccamente scolpito con motivi floreali e a conchiglia. Indicazioni analoghe erano presenti anche per chi saliva dal Ponte C, lungo le pareti accanto alle rampe laterali. L’atrio era arredato con divani e poltrone disposti lungo le pareti, rivestiti in tessuto blu decorato. Il riscaldamento era garantito da radiatori elettrici posti lungo il perimetro.
Ai lati dell’atrio si aprivano i due ingressi d’imbarco di Prima Classe, uno per lato della nave. Una volta a bordo, i passeggeri attraversavano due serie di porte a doppio battente con oblò circolari e accedevano all’atrio principale. Da qui, altre porte conducevano direttamente ai ponti di passeggiata privata delle suite presidenziali situate subito a poppa. I piccoli foyer laterali d’ingresso avevano il pavimento in legno, come le promenade, invece che in piastrelle. Sull’Olympic erano presenti insegne luminose con la scritta “First Class Entrance”, ma è probabile che sul Titanic non fossero state installate.
Alloggi di Prima Classe a centro nave
La zona degli alloggi di Prima Classe compresa tra il grande ingresso anteriore e la Reception del ristorante occupava una delle parti più prestigiose del Ponte B e comprendeva le cabine da B51 a B102. In quest’area si trovavano alcune delle sistemazioni più eleganti del Titanic, fra cui numerose cabine decorate in stili storici differenti e, soprattutto, le celebri Parlour Suites (le suite presidenziali), considerate le più lussuose di tutta la nave. L’accesso avveniva attraverso due corridoi longitudinali, studiati con particolare cura sia dal punto di vista estetico sia da quello funzionale: le pareti erano pannellate e dipinte di bianco, arricchite da pilastri e fregi decorativi che, oltre a dare solennità all’insieme, nascondevano discretamente condotti di ventilazione e impianti elettrici. Anche il soffitto, pannellato e luminoso, contribuiva all’impressione di eleganza ordinata che caratterizzava questa sezione, mentre lungo il percorso apposite insegne indicavano ai passeggeri i bagni e i servizi comuni. Il fulcro di questa parte del ponte era costituito appunto dalle opulenti suite presidenziali, autentici appartamenti di lusso pensati per chi desiderava il massimo della privacy e del comfort. Ciascuna suite comprendeva un ampio salotto, due camere da letto, guardaroba separati, bagno, toilette privata e persino un ponte di passeggiata riservato, elemento eccezionale anche per gli standard più alti della navigazione di lusso dell’epoca. Queste promenade, protette da finestre scorrevoli, offrivano ai loro occupanti uno spazio appartato dove passeggiare, riposare o ricevere visite lontano dalla vita più pubblica dei saloni comuni. Le due suite erano speculari nella disposizione generale ma differivano nei dettagli decorativi. Quella di babordo presentava ambienti ispirati soprattutto agli stili Luigi XVI e Impero. Il salotto, concepito come una vera stanza di rappresentanza, era pannellato con legni pregiati e arredato con tavoli, sedute e credenze di grande eleganza. Come in altri ambienti importanti della nave, vi era anche un finto camino elettrico, realizzato con tanta cura da imitare in modo convincente un camino domestico. Le camere della suite seguivano la stessa logica di raffinatezza, ma con caratteri distinti: una aveva un’impronta più classica e solenne, l’altra riprendeva invece uno dei modelli ornamentali elaborati dalla Harland & Wolff per le cabine più prestigiose. I guardaroba e il bagno privato completavano l’insieme, offrendo una sistemazione che aveva ben poco della comune cabina di bordo e assomigliava piuttosto a un piccolo appartamento aristocratico.
La suite di tribordo riprendeva questa stessa impostazione, ma con una varietà decorativa diversa. Il salotto era impostato nello stile Adam, più leggero e ordinato, mentre una delle camere da letto presentava un ricco carattere rinascimentale italiano. Anche qui il mobilio, le pannellature, le luci e gli elementi ornamentali erano studiati per creare un ambiente di rappresentanza raffinato, capace di offrire un senso di stabilità e comfort domestico. Le promenade private delle due suite erano arredate con mobili in vimini e piante decorative, in modo da evocare una piccola veranda riparata. In entrambe si ritrovava quel gusto tipico del Titanic per il lusso raccolto e teatrale, in cui anche uno spazio funzionale veniva trasformato in un ambiente da vivere.
A poppa delle Parlour Suites si trovava un gruppo di cabine più grandi, le cosiddette “cabine speciali”, che costituivano un altro importante elemento di prestigio del Ponte B. Queste sistemazioni, tutte affacciate verso l’esterno, godevano di luce naturale e di una maggiore ariosità rispetto alle cabine interne. Una delle loro caratteristiche più interessanti era la possibilità di essere collegate tra loro tramite porte comunicanti, così da formare insiemi più ampi e flessibili. In questo modo potevano essere affittate singolarmente oppure combinate in una vera e propria suite, soluzione ideale per famiglie, coppie abbienti o gruppi che viaggiavano insieme. Ogni cabina disponeva in genere di un proprio guardaroba e aveva accesso a bagno e toilette condivisi con la stanza adiacente, anche se l’uso esclusivo di questi ambienti richiedeva un supplemento.
All’interno di questa sezione esisteva poi una gerarchia ben precisa fra le diverse camere. Alcune erano chiaramente destinate ai passeggeri più facoltosi, mentre altre, più piccole e più semplici, erano pensate come stanze di servizio per cameriere personali, dame di compagnia o valletti. Anche queste, però, mantenevano uno standard elevato e si inserivano armoniosamente nel complesso generale, confermando quanto l’organizzazione dello spazio a bordo fosse stata progettata per soddisfare esigenze molto diverse senza rompere l’unità stilistica dell’insieme.
Particolarmente interessante era la varietà di stili decorativi adottati nelle cabine più importanti. Le prime cabine speciali poste dietro le suite presidenziali erano state allestite dalla ditta olandese H. P. Mutters & Zoon, che vi introdusse una serie di ambienti ispirati a diversi repertori storici europei. Sul lato di tribordo comparivano versioni moderne e tradizionali dello stile olandese, con pannellature in quercia, mobili integrati e un’atmosfera più compatta e architettonica. Sul lato di babordo si passava invece a stili più francofili e decorativi, come Luigi XVI, Queen Anne e Impero, nei quali il bianco, l’oro, i damaschi e i legni lucidati creavano un effetto più sontuoso. In queste cabine non mutavano soltanto i colori e gli ornamenti, ma anche il carattere stesso degli ambienti: alcune trasmettevano una sensazione di ordine sobrio e strutturato, altre puntavano apertamente all’eleganza teatrale e all’ostentazione del gusto.
Anche tra le altre cabine grandi alcune erano decorate secondo stili storici ben riconoscibili, come il tardo georgiano, il Luigi XIV, il Luigi XV o ancora il Luigi XVI. Queste stanze non erano identiche tra loro, e proprio in questa varietà risiedeva parte del fascino dell’area. Il passeggero non sceglieva soltanto una cabina ampia o ben posizionata, ma poteva anche ritrovarsi immerso in un preciso linguaggio decorativo, quasi come se stesse entrando in una stanza di una dimora di terraferma anziché in una sistemazione navale. Questo contribuiva in modo decisivo a quell’impressione, tanto spesso ricordata dai contemporanei, di trovarsi più in un grande albergo di lusso che non su un transatlantico.
Accanto a queste stanze decorate individualmente ve ne erano altre realizzate secondo i modelli standardizzati della Harland & Wolff, in particolare i tipi noti come Bedroom A e Bedroom B. Pur essendo meno eccentriche delle cabine storiciste più elaborate, mantenevano comunque un livello elevatissimo di qualità. In entrambe le varianti si ritrovava il caratteristico equilibrio del Titanic tra comfort moderno e decoro tradizionale: letti ben proporzionati, mobili lavabo, tavoli da toilette, armadi, riscaldamento elettrico e illuminazione studiata con attenzione.
Le ultime cabine di questa sezione risultavano generalmente un poco più semplici, pur restando pienamente di Prima Classe. Alcune potevano accogliere un terzo passeggero grazie a una cuccetta supplementare, mentre altre erano talvolta riservate al personale di servizio delle grandi suite. Anche in questi casi, però, l’arredo restava completo e coerente con il resto del ponte. L’impressione complessiva era quella di una continuità di gusto, in cui la differenza tra una cabina ordinaria e una di prestigio non stava nell’assenza di comfort, ma nella maggiore ampiezza, nella ricchezza dei materiali e nella complessità della decorazione. A servizio di tutta questa zona vi erano poi bagni pubblici per uomini e per donne, locali di servizio, dispense, depositi per la biancheria e alloggi per alcune stewardess. Nulla era lasciato al caso: la disposizione degli spazi dimostra come il Ponte B fosse stato concepito non solo per offrire lusso visibile, ma anche per garantire un funzionamento fluido e discreto del servizio di bordo.
Sul lato di poppa di questa sezione si apriva infine la Reception del ristorante A’ la Carte e del Café Parisien, collocata presso la scalinata posteriore di Prima Classe. Questa sala fu introdotta sul Titanic proprio perché sull’Olympic il ristorante si era rivelato un successo tale da rendere necessario uno spazio in cui gli ospiti potessero incontrarsi prima del pranzo o della cena e trattenersi dopo il pasto. Ne risultò un ambiente mondano e accogliente, pensato tanto per l’attesa quanto per la conversazione. La musica di un trio d’archi accompagnava la vita sociale della sala, rafforzandone il carattere elegante.
Anche dal punto di vista decorativo la Reception Room era significativa, perché fondeva insieme più riferimenti stilistici. Le pannellature avevano un’impostazione di gusto georgiano, ma la scala centrale introduceva elementi diversi, con un effetto complessivo raffinato e teatrale. Intorno alla sala erano disposti tavoli, divani e poltrone, con piante ornamentali lungo le pareti, così da creare un ambiente meno formale di un salone principale ma ugualmente ricercato. Da qui si accedeva direttamente al Café Parisien e, attraverso un corridoio, al ristorante, cosicché questo spazio finiva per diventare una sorta di cerniera fra le cabine di lusso del Ponte B e la vita sociale e gastronomica della Prima Classe.
Nel complesso, questa parte del Ponte B rappresentava forse meglio di ogni altra la filosofia abitativa del Titanic: non un semplice susseguirsi di cabine, ma un sistema articolato di ambienti pensati per offrire prestigio, varietà, privacy e comfort, con un’attenzione costante al gusto decorativo e alla qualità della vita a bordo.
Il ristorante A’ la Carte
Fra il pozzo della turbina e il corridoio di accesso alle cabine anteriori di Seconda Classe si trovava uno degli ambienti più moderni e apprezzati del Titanic: il ristorante A’ la Carte di Prima Classe. A differenza della grande sala da pranzo tradizionale sul Ponte D, qui i passeggeri potevano mangiare quando desideravano dalle 8:00 alle 23:00 e scegliere liberamente i piatti, senza essere vincolati a orari fissi o menu prestabiliti. Era una novità introdotta con la classe Olympic e rappresentava un chiaro passo verso un’idea di viaggio più flessibile e “alberghiera”. Il servizio era disponibile per gran parte della giornata e funzionava su prenotazione, gestita direttamente dal responsabile del ristorante. Chi decideva di rinunciare completamente ai pasti inclusi nel biglietto per servirsi solo del ristorante poteva ottenere una riduzione sul prezzo del viaggio: una somma che oggi equivale a circa 300–500 euro per persona a seconda della tariffa. Tuttavia, si trattava più di un incentivo simbolico che di un reale risparmio, perché i prezzi del ristorante erano piuttosto elevati: una cena completa poteva costare, in valori attuali, fino a 90 euro a persona, rendendo difficile coprire l’intero viaggio con la sola riduzione.
Il locale era gestito da Luigi Gatti, ristoratore di origine italiana già attivo a Londra, che lo amministrava come concessione indipendente. Anche il personale dipendeva direttamente da lui e non rientrava nella normale gerarchia di bordo, dettaglio che sottolinea quanto questo spazio fosse concepito come un’attività quasi autonoma all’interno della nave.
Dal punto di vista estetico, l’ambiente era tra i più raffinati del Titanic. Il ristorante era decorato in stile Luigi XVI, con pannellature in legno chiaro, intagli dorati e un’abbondanza di dettagli ornamentali che richiamavano l’eleganza francese del Settecento. Le grandi finestre garantivano luce naturale e, sul lato interno, si aprivano verso il Café Parisien, contribuendo a creare una sensazione di ampiezza e continuità tra gli spazi. Il soffitto, riccamente decorato con motivi floreali, era illuminato da lampade in stile, mentre lungo le pareti si alternavano appliques dorate che imitavano candelabri.
L’arredamento era studiato per offrire sia comfort sia intimità. I tavoli, disposti in modo vario, permettevano di pranzare in piccoli gruppi o anche in coppia, soluzione piuttosto rara sulle navi dell’epoca e molto apprezzata dai passeggeri più esigenti. Le sedie, in legno chiaro e rivestite con tessuti decorativi, completavano un insieme che ricordava più un ristorante di alto livello a terra che una sala da pranzo navale.
Accanto al ristorante si trovava il Café Parisien, uno degli ambienti più caratteristici della nave. L’idea era quella di ricreare l’atmosfera di un caffè all’aperto parigino: uno spazio più informale, con tavolini, sedie leggere e decorazioni vegetali. Le grandi finestre e la disposizione allungata contribuivano a rafforzare questa impressione, facendo dimenticare, almeno per un momento, di trovarsi in mezzo all’Atlantico. Qui si potevano consumare pasti leggeri o semplicemente sostare in un ambiente più rilassato rispetto al ristorante principale. La forma lunga e stretta dell’ambiente, unita alle grandi finestre rettangolari e all’edera e alle altre piante rampicanti che si arrampicavano sui pannelli a graticcio, contribuiva ad accentuare l’illusione. Vale la pena ricordare che inizialmente lo spazio occupato dal Café Parisien era stato costruito come promenade separata e solo in una fase successiva venne trasformato nella sala definitiva. Piccoli gruppi di tavoli e sedie erano disposti lungo le pareti interne ed esterne e ai passeggeri venivano serviti pasti e rinfreschi leggeri dalle 8:00 alle 23:00. I dieci tavoli rotondi e undici quadrati potevano avere due, tre o quattro sedie per un totale di 68 posti a sedere. A ciascuna estremità del locale vi era una credenza con ripiani e cassetti. Era presente anche un buffet rotondo a vassoi concentrici per il servizio della sala.
Seconda Classe
Scendendo di categoria ma non di qualità, anche la Seconda Classe sul Ponte B offriva spazi ben progettati e sorprendentemente eleganti. Il foyer d’ingresso e la grande scala anteriore costituivano il punto di accesso principale a questa parte della nave. Pur non raggiungendo la monumentalità della Prima Classe, la scala era realizzata con grande cura, in legno di quercia, e serviva numerosi ponti. Un elemento particolarmente moderno era la presenza di un ascensore, una vera novità per i passeggeri di Seconda Classe, che ne facevano largo uso per spostarsi comodamente tra i diversi livelli. Gli spazi comuni erano luminosi e funzionali, con pavimenti decorati, sedute in vimini e una disposizione pensata per accogliere i passeggeri in modo ordinato ma piacevole. Anche qui non mancavano elementi distintivi come orologi, insegne luminose e collegamenti diretti con i ponti esterni.
Uno degli ambienti più importanti della Seconda Classe sul Ponte B era la sala fumatori, concepita come luogo di ritrovo, conversazione e svago, principalmente per i passeggeri maschili. Situata tra i due principali corridoi di Seconda Classe, svolgeva una funzione analoga a quella della sala fumatori di Prima, ma con un carattere più sobrio, pur mantenendo un livello sorprendentemente elevato di comfort e cura estetica.
L’ambiente era rivestito in quercia, con pannellature e zoccolature arricchite da intagli decorativi a motivi classici, foglie, nastri e volute, ispirati a una variante semplificata dello stile Luigi XVI. Le modanature intorno alle finestre presentavano motivi tradizionali, mentre il soffitto, attraversato da travi lignee, era sostenuto da colonne scanalate di gusto corinzio che contribuivano a dare solidità e ritmo allo spazio. L’illuminazione, diffusa e ben distribuita nei riquadri del soffitto, rendeva la sala accogliente anche nelle ore serali. Le finestre, disposte lungo i lati, garantivano una buona illuminazione naturale, mentre le porte in legno pannellato con griglie decorative in ottone collegavano la sala agli ambienti adiacenti e alla promenade esterna. Il pavimento era rivestito in linoleum decorato, in linea con gli standard pratici ma curati della Seconda Classe.
L’arredamento era robusto ma confortevole: divani e poltrone imbottiti, rivestiti in pelle scura, si alternavano a sedute più leggere e a tavoli destinati al gioco, alla lettura o alla scrittura. Alcuni dettagli funzionali, come portabicchieri integrati e superfici rivestite, rivelano un’attenzione concreta all’uso quotidiano dello spazio. Non mancavano piccoli scrittoi e zone più raccolte, pensate per chi desiderava leggere o scrivere in tranquillità.
Uno degli elementi più caratteristici era la presenza, sulla parete prodiera, di una nicchia arredata con divani, sopra la quale era collocato un orologio collegato al sistema centrale della nave. Ai lati si trovavano armadietti attrezzati e vani funzionali, integrati nella pannellatura, che contribuivano a mantenere ordine e praticità senza compromettere l’estetica.
Nella parte poppiera della sala si concentravano i servizi principali: da un lato il bar, dall’altro il lavabo per uomini. Il bar, oltre a servire bevande, fungeva anche da piccolo punto di ristoro ed era attrezzato con vari dispositivi per la preparazione di caffè, bevande calde e alcolici, oltre a sistemi di refrigerazione per vini e birra. Accanto, integrati nella struttura della sala, si trovavano buffet e vani di servizio.
Il lavabo maschile era separato e schermato, dotato di lavabi in ceramica con piani in marmo e delle necessarie installazioni igieniche, progettate con attenzione sia alla funzionalità sia alla discrezione.
Nel complesso, la sala fumatori rappresentava uno dei principali centri sociali della Seconda Classe: un ambiente pensato per il relax e l’incontro, dove la qualità dei materiali, la solidità dell’arredo e la cura dei dettagli contribuivano a creare un’atmosfera accogliente e dignitosa, perfettamente in linea con il livello generale offerto dal Titanic anche al di fuori della Prima Classe.
All’esterno di questi ambienti si sviluppava la promenade di Seconda Classe, uno spazio in parte coperto e in parte aperto, dove erano disposte panchine e da cui si poteva accedere facilmente ai ponti inferiori. Anche qui emergeva la logica progettuale del Titanic: offrire spazi distinti per classe, ma mantenendo sempre un livello qualitativo elevato e un’attenzione costante al comfort.
Nel complesso, questa parte del Ponte B mostra chiaramente come il Titanic fosse stato pensato non solo come mezzo di trasporto, ma come un vero ambiente abitativo galleggiante, capace di offrire esperienze diverse a seconda della classe, ma sempre con un livello di cura e progettazione superiore alla media del tempo.
Il ponte di prua (Forecastle Deck), lungo 39 metri era il ponte sopraelevato situato a prua della nave. Era sotto ogni aspetto un ponte di lavoro, utilizzato per le operazioni di ormeggio, manovra con cavi, movimentazione del carico e gestione delle ancore. All’estremità anteriore, subito dietro la testa della prua, si trovava un incavo che ospitava l’ancora di riserva, del peso di circa 16 tonnellate. La gru per la movimentazione dell’ancora di riserva era posizionata immediatamente a poppa di questa. I tubi delle ancore principali emergevano dal ponte poco più indietro, ai lati della gru, e le catene proseguivano verso poppa lungo canaline rialzate in teak fino agli argani, per poi scendere attraverso condotti nei depositi situati tre ponti più in basso. Più a poppa si trovava il primo boccaporto di carico, dal quale si estendeva un frangiflutti inclinato verso i lati del ponte. Questa struttura aveva lo scopo di impedire alle onde di invadere il ponte sottostante. Era collegata sia al boccaporto sia ai lati dello scafo ed era costruita con piastre rinforzate. Sul lato di dritta era presente un cartello che vietava ai passeggeri di oltrepassare questa zona: contrariamente a quanto spesso mostrato nei film, l’area prodiera non era accessibile al pubblico.
Subito a poppa del boccaporto si trovava un argano a vapore, con altri due posizionati più indietro, vicino ai lati del ponte. Tra questi ultimi passava l’albero di prua. Due scale amovibili in teak permettevano il collegamento con il ponte sottostante durante le operazioni in porto, mentre scale fisse in ferro garantivano l’accesso all’equipaggio durante la navigazione. Sul lato sinistro, dietro il frangiflutti, era presente un lucernario per illuminare e ventilare la cucina dell’equipaggio situata sotto. Tra l’albero e il boccaporto, da un lato si trovava un tamburo per cavi coperto da una copertura in tela, mentre dall’altro una presa d’aria rettangolare. Un grande ventilatore a fungo era posizionato poco più avanti. Lungo i bordi del ponte erano installate numerose bitte d’ormeggio e rulli guida per le cime, mentre più all’interno si trovavano ulteriori punti di fissaggio e cabestani per le manovre.
Il ponte era circondato da ringhiere su tutti i lati, alcune delle quali removibili per consentire il passaggio delle cime. Il piano di calpestio era rivestito in legno di pino, con alcune sezioni in teak nelle aree soggette a maggiore usura.
Il ponte di poppa (Poop Deck) era il ponte sopraelevato situato all’estremità posteriore della nave. Per essere definito tale doveva avere un’altezza sufficiente a permettere il passaggio di una persona sotto le strutture sovrastanti. Sul Titanic si estendeva per circa 80 metri lungo la parte finale della nave. A differenza del ponte di prua, questo spazio aveva una doppia funzione: oltre a essere un’area di lavoro, era destinato anche al tempo libero dei passeggeri di Terza Classe durante la navigazione. L’accesso avveniva tramite scale dal ponte sottostante. Subito dopo l’ingresso si trovavano due gru elettriche per il carico, montate su piattaforme cilindriche, con supporti per i bracci quando non in uso. Nelle vicinanze erano presenti tamburi per cavi e un argano elettrico posizionato lungo l’asse centrale del ponte. Sul ponte erano disposte diverse panchine per i passeggeri, insieme a prese d’aria distribuite in varie posizioni. Lungo il perimetro, esclusa la parte anteriore, si trovavano bittoni e rulli guida per le cime, mentre più all’interno erano installati cabestani utilizzati per le manovre, controllati tramite apposite valvole.
Due lucernari permettevano di portare luce e aria agli spazi sottostanti, in particolare alla zona del timone. Poco più a poppa si trovavano piastre di accesso ai meccanismi del governo della nave e un’apertura che conduceva a strutture tecniche inferiori.
Anche il ponte di poppa era circondato da ringhiere, con alcune sezioni rimovibili per facilitare le operazioni di bordo. Sul lato estremo di poppa era fissata un’ancora di rispetto, mentre diversi cartelli di avviso segnalavano la presenza delle eliche e il pericolo per le imbarcazioni che si avvicinavano troppo alla nave durante le manovre. All’estremità si trovava inoltre il pennone per la bandiera, inclinato verso l’esterno, mentre lungo i lati correvano canalette per il deflusso dell’acqua.
L’elemento più significativo di quest’area era però il Docking Bridge, una piattaforma sopraelevata che si estendeva per tutta la larghezza della nave. Questa struttura era utilizzata durante le operazioni di attracco e disormeggio, offrendo agli ufficiali una visuale completa lungo i fianchi dello scafo e verso la zona delle eliche, impossibile da ottenere dalla plancia principale situata a prua. Per garantire il coordinamento con il ponte di comando, il Docking Bridge era dotato di telegrafi di macchina, strumenti di segnalazione e collegamenti diretti per il governo della nave, inclusa una postazione di comando d’emergenza collegata ai meccanismi del timone, oltre a un sistema telefonico interno.
Realizzato in acciaio e rivestito in legno, il Docking Bridge si elevava sopra il ponte di poppa ed era accessibile tramite una scala inclinata. Al di sotto si trovavano condotti di ventilazione e accessi agli spazi tecnici inferiori, tra cui la zona dei macchinari del timone.
Nel complesso, i ponti estremi del Titanic riflettevano chiaramente la loro funzione: quello di prua interamente dedicato alle operazioni tecniche, quello di poppa diviso tra attività di servizio e spazi accessibili ai passeggeri. Proprio in questo contesto si comprende anche la denominazione di Bridge Deck attribuita al Ponte B. Sebbene il termine bridge richiami comunemente la plancia di comando, che sul Titanic si trovava più in alto, sul ponte scialuppe, in questo caso esso deriva dalla presenza del Docking Bridge a poppa. Il termine indicava quindi non tanto il ponte di comando principale, quanto una postazione operativa di controllo e osservazione destinata alle manovre. La denominazione segue così una logica tipica dell’architettura navale dell’epoca, in cui i ponti venivano identificati anche in base alle strutture funzionali più rilevanti che ospitavano.
