Aggiornamento del 03/09/2026 - Aggiunte due nuove testimonianze "Charlotte Collyer e Daisy Minahan"

CuriosiTanic

di Riccardo Rosi

Errore del Timoniere?

Origine e limiti di una teoria molto discussa

Quartiermastro Robert Hichens

Tra le tante convinzioni controverse che nel tempo hanno accompagnato la storia del Titanic, una delle più note sostiene che la nave sarebbe stata virata dalla parte sbagliata nel momento decisivo, a causa di un errore del timoniere Robert Hichens. Secondo questa interpretazione, il Titanic avrebbe potuto evitare l’iceberg se il comando fosse stato eseguito correttamente. È una teoria affascinante, perché sembra offrire una spiegazione semplice e drammatica a uno degli eventi più studiati della storia marittima. Tuttavia, quando si analizzano con attenzione il contesto tecnico e le testimonianze disponibili, questa ricostruzione non regge.

La domanda, dunque, è chiara: il Titanic venne davvero virato dalla parte sbagliata?
La risposta, alla luce della documentazione storica e del funzionamento dei sistemi di governo navale dell’epoca, è no.

Da dove nasce questa convinzione

L’idea che il Titanic sia stato manovrato in modo errato non è recente. Da anni compare in libri, articoli e discussioni, anche in opere firmate da autori prestigiosi. In tempi più recenti, questa teoria è stata rilanciata anche da Louise Patten, pronipote del secondo ufficiale Charles Lightoller, in una dichiarazione riportata dal Daily Telegraph. Secondo Patten, la nave avrebbe potuto evitare l’iceberg se non fosse stato per un errore umano: invece di virare correttamente, il timoniere Robert Hichens avrebbe reagito nel panico, portando il Titanic nella direzione sbagliata. Anche in ambito divulgativo italiano questa interpretazione è stata ripresa, contribuendo a rafforzare l’idea di un errore di comunicazione fatale tra ufficiali e timoniere. Ma per capire perché questa teoria sia errata, bisogna partire da un elemento tecnico fondamentale: i comandi a barra del timone.

Il nodo centrale: i comandi a barra del timone

Per comprendere la manovra del Titanic bisogna ricordare che il linguaggio nautico e il sistema di governo delle navi all’epoca funzionavano in modo diverso da quello intuitivo per un osservatore moderno. Sulle navi di inizio Novecento, i lati erano indicati con i termini tribordo per la destra e babordo per la sinistra. Fin qui nulla di strano. La confusione nasce quando si passa dall’ordine impartito al movimento effettivo del timone. Molti osservatori, vedendo una ricostruzione cinematografica o leggendo un ordine come “tutta la barra a tribordo”,   immaginano che ciò significhi semplicemente “girare la nave a destra”. Ma il sistema allora in uso seguiva ancora la logica dei cosiddetti tiller commands, cioè i comandi a barra del timone. In origine, infatti, il timone delle imbarcazioni era controllato tramite una barra dritta collegata direttamente alla pala immersa nell’acqua. Con questo sistema, per far virare la nave a destra bisognava spostare la barra verso sinistra, e viceversa. Il comando, quindi, era invertito rispetto alla direzione finale della virata. Successivamente la barra venne sostituita dalla ruota del timone. Tuttavia, anche quando le navi più moderne adottarono sistemi più avanzati, compresi quelli idraulici come il telemotore presente sul Titanic,  la terminologia di comando continuò a seguire la vecchia convenzione. In altre parole, anche se il sistema meccanico era cambiato, il linguaggio operativo rimase quello tradizionale. Questo significa che un ordine come “tutta a tribordo” non indicava al timoniere di far virare la nave a destra nel senso moderno del termine, ma di portare il timone in posizione tale da far volgere la prua verso sinistra.

Ed è esattamente ciò che accadde sul Titanic.

La notte del 14 aprile 1912

Alle 23:40 del 14 aprile 1912, la vedetta Frederick Fleet avvistò l’iceberg. Suonò la campana per tre volte e avvisò immediatamente il ponte di comando. Il primo ufficiale William Murdoch comprese il pericolo e ordinò la manovra di emergenza. L’ordine impartito fu “tutta a tribordo”. Per un osservatore moderno, quella formula può sembrare un comando a girare a destra. Ma per un ufficiale e per un quartiermastro dell’epoca, perfettamente addestrati nei comandi a barra del timone, significava esattamente l’opposto: impostare il timone in modo da far virare la nave a sinistra. Robert Hichens, che si trovava al timone, eseguì dunque correttamente la manovra. Non vi fu alcun fraintendimento, né alcun errore di comunicazione. Il Titanic non fu portato verso l’iceberg per un errore del timoniere: fu invece manovrato secondo la procedura prevista e nella direzione corretta rispetto all’ordine ricevuto.

La conferma dalle testimonianze

Questa ricostruzione non dipende soltanto dalla teoria tecnica, ma trova conferma anche nelle testimonianze rilasciate durante le inchieste. Robert Hichens dichiarò infatti di aver udito l’ordine, di averlo eseguito e di averlo ripetuto come previsto dalla procedura. Nella sua deposizione affermò sostanzialmente di aver sentito il telegrafo, di aver ricevuto l’ordine “tutta a tribordo”, di aver ruotato completamente il timone e di aver confermato l’esecuzione dell’ordine agli ufficiali presenti. Anche il sesto ufficiale, che si trovava accanto a lui a controllare la manovra, confermò l’esecuzione corretta. Le testimonianze mostrano dunque un quadro coerente: l’ordine fu compreso nel senso tecnico previsto all’epoca e fu eseguito correttamente. L’idea di un errore da parte di Hichens nasce quindi non dalla documentazione del 1912, ma da una lettura moderna e anacronistica del linguaggio navale.

Perché l’equivoco continua a circolare

La persistenza di questa teoria si spiega facilmente. Per chi osserva oggi la scena con categorie contemporanee, è naturale pensare che un comando di virata a tribordo debba corrispondere a una rotazione verso destra anche da parte del timoniere. Se poi si guarda una scena cinematografica in cui la ruota viene girata nella direzione opposta rispetto al comando verbale, l’impressione di errore sembra immediata. Ma il problema non è nella manovra storica. Il problema è nell’aspettativa moderna di chi interpreta quella manovra senza conoscere il sistema dei comandi navali allora in uso. Per questo motivo, attribuire la collisione a un errore del timoniere significa ignorare il contesto tecnico reale del 1912.

E se il Titanic avesse virato dall’altra parte?

A questo punto emerge inevitabilmente un’altra domanda: cosa sarebbe accaduto se il Titanic fosse stato fatto virare dall’altra parte? È una questione ipotetica che ha alimentato molte discussioni. Alcuni studiosi e divulgatori, tra cui Parks Stephenson, ingegnere dei sistemi navali, ufficiale di marina e considerato uno dei maggiori esperti al mondo del Titanic, con 16 anni di esperienza nelle profondità oceaniche e nelle operazioni con sommergibili, oltre che consulente tecnico di James Cameron in diversi progetti legati al Titanic, collegano questa possibilità a una teoria nota in tempi recenti come quella dell’“angelo custode”, che prende in considerazione il bilanciamento della nave durante il viaggio inaugurale. Secondo questa interpretazione, il Titanic non era perfettamente equilibrato. Durante il viaggio, infatti, i fuochisti avevano spostato del carbone da un carbonile in cui era presente un incendio verso un altro deposito sul lato opposto della nave. Questo trasferimento avrebbe generato una lieve inclinazione verso babordo, nell’ordine di circa 2,5 gradi. Va chiarito che questa teoria non sostiene che l’incendio abbia causato direttamente l’affondamento. L’ipotesi è un’altra: quel leggero sbilanciamento avrebbe influito sul comportamento della nave in alcune fasi dell’emergenza. Secondo i sostenitori di questa lettura, se l’urto fosse avvenuto sul lato opposto, già penalizzato da quell’inclinazione, le conseguenze avrebbero potuto essere ancora peggiori. In uno scenario del genere, il Titanic avrebbe potuto inclinarsi e capovolgersi molto più rapidamente, forse nell’arco di 40 o 45 minuti. Un simile sviluppo avrebbe avuto effetti catastrofici sul numero delle vittime. La prima scialuppa, infatti, venne calata solo intorno alle 00:45, circa un’ora dopo l’impatto. Se la nave si fosse rovesciata in meno tempo, l’evacuazione sarebbe stata ancora più limitata e il bilancio umano probabilmente ancora più grave.

Si tratta naturalmente di una ricostruzione ipotetica, ma utile per comprendere quanto sia semplicistico sostenere che sarebbe bastato “girare dall’altra parte” per evitare la tragedia.

Una teoria affascinante, ma infondata

L’idea che il Titanic sia stato virato nella direzione sbagliata per colpa del timoniere continua ad avere successo perché propone una spiegazione netta, immediata e drammatica. Ma la storia reale è più complessa. I documenti tecnici, il sistema dei comandi navali dell’epoca e le testimonianze dell’inchiesta indicano con chiarezza che Robert Hichens eseguì l’ordine ricevuto nel modo corretto. Non ci fu alcun errore di interpretazione tra comando e manovra. La virata venne effettuata secondo le procedure in uso nel 1912. Il Titanic, dunque, non colpì l’iceberg perché fu manovrato dalla parte sbagliata. La tragedia si consumò non per un banale errore di barra, ma per una combinazione molto più complessa di tempo, velocità, distanza di avvistamento, inerzia della nave e condizioni strutturali.

Ed è proprio questa complessità, ancora oggi, a rendere il Titanic una vicenda storica tanto discussa quanto straordinariamente viva.

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