Animali a Bordo del Titanic
Compagni di viaggio dimenticati nella tragedia del 14 aprile 1912
A bordo del Titanic, oltre ai 2.208 esseri umani, viaggiavano almeno dieci cani di razza certi (un undicesimo è probabile ma non documentato), una gatta della cucina con la sua cucciolata, cinque uccelli, e un imprecisato numero di ratti. Tra loro nacquero leggende che attraversarono il secolo: il Terranova Rigel che avrebbe guidato una scialuppa al Carpathia, e la gatta Jenny che, secondo il fuochista Joseph Mulholland, sbarcò a Southampton con i suoi cuccioli prima della partenza, salvandogli la vita.
I Cani Conosciuti
dieci certi, un undicesimo probabile, tutti di Prima Classe
Si sa con certezza che almeno dieci cani erano a bordo del Titanic. Un undicesimo è probabile ma non confermato dai documenti, e si tratta del cane attribuito a Elizabeth Walton Roberts, la cui esistenza stessa è incerta. Tutti i cani conosciuti viaggiavano in Prima Classe, perché la tariffa per il trasporto di un cane era equivalente a quella di un bambino e partiva da 2 sterline. Il commissario di bordo teneva un registro personale con il numero esatto dei cani a bordo, ma quel registro affondò con la nave: la cifra precisa rimane quindi un mistero. La maggior parte degli animali alloggiava nei canili a poppa sul ponte lance, sotto la cura di uno degli otto macellai dell'equipaggio (capeggiati da Alfred Mather), tutti periti nell'affondamento. Si dice che fosse in programma un'esposizione canina la mattina del 15 aprile 1912, mai disputata perché la nave affondò alle 02:20.
Gli Altri Animali
gatti, uccelli e creature dalla presenza incerta
Oltre ai cani, il Titanic ospitava una piccola fauna composta da gatti per il controllo dei roditori, cinque uccelli di proprietari diversi, e gli inevitabili abitanti non desiderati delle stive. Alcuni di questi animali sono ben documentati nei resoconti dei sopravvissuti, altri appartengono a una zona più incerta tra cronaca e tradizione orale, e alcuni casi (come l'alano di Ann Elizabeth Isham) non trovano conferma nei documenti ufficiali.
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Jenny e i suoi cuccioli
Gatta della cucina, 4-5 cuccioli
Trasferita dalla nave gemella Olympic, Jenny era la mascotte ufficiale e il topo cacciatore del Titanic. Diede alla luce una cucciolata di quattro o cinque gattini la settimana prima della partenza, sistemandoli vicino al fuochista Joseph "Jim" Mulholland nella cambusa. Il suo destino è oggetto della leggenda principale della pagina.
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Il canarino di Marian Meanwell
Terza Classe, costo 5 scellini
Il canarino apparteneva alla passeggera di terza classe Mrs. Marian Meanwell, che salì sulla nave a Southampton. Era una modista di 63 anni, ovvero una creatrice di cappelli da donna. Stava lasciando l'Inghilterra per emigrare a New York, dove avrebbe raggiunto la figlia da poco rimasta vedova. Il costo per portare con sé il suo amato canarino fu di cinque scellini extra (circa 35 euro di oggi), oltre al biglietto di terza classe da 8 sterline e uno scellino. Il piccolo uccello era tenuto in una gabbia e molto probabilmente rimase con la signora Meanwell nella sua cabina. Negli ultimi anni si è sostenuto che questo canarino appartenesse a un certo Mr. Meanwhile, presumibilmente un parente di Marian, che le avrebbe chiesto di portare l'uccello in Francia. Secondo questa versione, il canarino avrebbe lasciato la nave quando il Titanic fece scalo a Cherbourg, venendo custodito nell'ufficio del commissario per tutta la traversata della Manica. Tuttavia, non esiste alcuna prova a sostegno di questa affermazione.
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I cinque uccelli a bordo
Diversi proprietari
Oltre al canarino di Marian Meanwell, sul Titanic viaggiavano in totale cinque uccelli di proprietari diversi. Tra questi figurano i polli e le galline francesi importati da Ella Holmes White di New York, intenzionata a migliorare il proprio allevamento di pollame in patria con razze pregiate.
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L'alano di Ann Elizabeth Isham
Presenza non confermata
La tradizione vuole che Ann Elizabeth Isham, passeggera di Prima Classe, fosse a bordo con un grande alano e che si sia rifiutata di separarsene quando le fu offerto un posto in scialuppa, scegliendo di morire con lui. Tuttavia non esistono documenti ufficiali che confermino la presenza dell'alano sul Titanic: il suo nome non compare nei registri del commissario di bordo né nelle liste del cargo. La storia è citata con cautela dagli storici. Quel che è documentato con certezza è che Ann Elizabeth Isham non salì su nessuna scialuppa e perì nell'affondamento.
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I ratti delle stive
Numero imprecisato
Come ogni grande nave dell'epoca, il Titanic ospitava una popolazione di ratti nelle stive e nei locali macchine. La presenza di Jenny in cambusa serviva proprio a contenere i roditori che minacciavano le scorte alimentari. Un ratto fu effettivamente avvistato durante la cena della Terza Classe la sera del 14 aprile, episodio che rimase impresso a diversi sopravvissuti.
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Mizzy, l'Airedale degli Astor
Non imbarcato
Oltre a Kitty, gli Astor possedevano anche un Airedale di nome Mizzy, prediletto della giovane Madeleine. Una volta, in un hotel che non ammetteva animali, Madeleine ordinò di portare Mizzy in un ristorante vicino e gli fece servire una bistecca da due dollari, cifra enorme per l'epoca. Il cameriere rimase scioccato nello scoprire che il piatto era destinato al cane. Mizzy non fu imbarcato sul Titanic: solo Kitty accompagnò gli Astor nel viaggio di nozze egiziano e nel ritorno fatale.
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Ben, il borzoi del Capitano Smith
Levriero russo, sbarcato
Il Capitano Edward John Smith era stato fotografato sul ponte del Titanic con il proprio borzoi (levriero russo) di nome Ben. Il cane non accompagnò il comandante nella traversata e fu lasciato a terra a Belfast prima della partenza per Southampton. Sopravvisse al padrone.
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I cento foxhound non imbarcati
Cargo dirottato
Clarence Moore, ricco uomo d'affari della Virginia e responsabile di una tradizionale caccia alla volpe a Washington, aveva acquistato in Inghilterra 100 cani da caccia di altissima qualità. Inizialmente ne aveva considerato il trasporto sul Titanic, ma i canili della nave non avevano spazio sufficiente, così i foxhound furono spediti su un'altra nave. Moore tornò sul Titanic con il suo assistente, e perì nell'affondamento. I cani da caccia, scampati così al disastro, raggiunsero gli Stati Uniti senza problemi.
Animali la cui presenza a bordo non è confermata
Diverse tradizioni narrative attribuiscono al Titanic la presenza di animali per i quali non esistono prove documentali. Oltre al già citato alano di Ann Elizabeth Isham, vanno trattati con cautela:
I trenta galletti: una passeggera, la cui identità è rimasta sconosciuta, avrebbe imbarcato trenta galletti. Il dato compare in alcune fonti secondarie ma non è confermato dai documenti principali.
Il cane misterioso di Elizabeth Walton Roberts: la sua presenza, e quella stessa di un cane attribuito a questa passeggera, non è confermata da alcuna fonte primaria.
I cani della Olympic e la confusione storica
Diverse fotografie spesso attribuite al Titanic e raffiguranti cani sopravvissuti sono state in realtà identificate come scattate altrove. Una immagine molto diffusa, che mostra un alano e un fox terrier accanto a una scaletta del castello di prua, non risulta essere stata realizzata a bordo del Titanic: la disposizione del ponte non corrisponde a quella nota della nave.
Allo stesso modo, alcuni storici ritengono che le memorie della cameriera Violet Jessop sulla gatta gravida possano riferirsi alla Olympic anziché al Titanic, considerato che la Jessop prestò servizio su entrambe le navi.
Le Leggende
due storie che hanno attraversato il secolo
Tra tutti i racconti sul Titanic, due riguardano animali e si collocano al confine tra cronaca e folklore. La prima è quella del Terranova Rigel, oggi unanimemente considerata un'invenzione giornalistica del 1912. La seconda è quella della gatta Jenny e del fuochista che la seguì giù dalla passerella, sostenuta da testimonianze indirette che la rendono storicamente più solida, anche se non definitiva.
Rigel, il cane eroe
Probabile bufala giornalisticaLa leggenda racconta di un grande Terranova nero di nome Rigel, presunta proprietà del Primo Ufficiale William McMaster Murdoch. Secondo il racconto, dopo l'affondamento del Titanic alle 02:20 del 15 aprile 1912, il cane avrebbe nuotato per tre ore nelle acque gelide dell'Atlantico cercando il suo padrone. Avrebbe poi affiancato la scialuppa numero 4, alla deriva sotto la prua del Carpathia in arrivo. I suoi latrati avrebbero allertato il Capitano Arthur Rostron che, vedendo la scialuppa solo grazie all'abbaiare del cane, avrebbe ordinato di fermare le macchine evitando lo speronamento.
Il racconto fu pubblicato per la prima volta dal New York Herald del 21 aprile 1912 e attribuito a un certo Jonas Briggs, presentato come marinaio del Carpathia. Lo stesso anno la storia fu inclusa nel volume "Sinking of the Titanic and Great Sea Disasters" di Logan Marshall, contribuendo a renderla popolare.
Non l'ultimo tra gli eroi del disastro del Titanic fu Rigel, un grande Terranova nero, appartenente al Primo Ufficiale, che andò giù con la sua nave. Ma se non fosse stato per Rigel la quarta scialuppa raccolta avrebbe potuto essere speronata dal Carpathia. New York Herald, 21 aprile 1912 (traduzione)
La storia, tuttavia, presenta numerose incongruenze. Nessun marinaio di nome Jonas Briggs risulta nei registri d'equipaggio del Carpathia. Nessun sopravvissuto della scialuppa 4 menzionò mai il cane nelle proprie testimonianze. Il Carpathia aveva fermato le macchine molto prima di raggiungere la scialuppa 4, che si avvicinò a remi alla nave. Le condizioni atmosferiche all'alba del 15 aprile erano perfettamente limpide e non nebbiose come affermava il racconto. Soprattutto, né William Murdoch né sua moglie Ada possedevano un cane: lo hanno confermato i discendenti dell'ufficiale, definendo la storia "totale spazzatura".
Una versione alternativa suggerisce che il Master at Arms del Carpathia, John Brown, avrebbe adottato un cane raccolto dopo il disastro portandolo poi nella sua casa rurale in Scozia. La nipote di Brown, però, dichiarò che il nonno non determinò mai il nome del cane né il suo proprietario originario, e non collegò mai la sua storia familiare alla leggenda di Rigel.
La storia di Rigel è oggi considerata dagli storici una fabbricazione giornalistica, probabilmente nata dalla pratica diffusa nei giorni successivi al disastro di acquistare a pagamento racconti di sopravvissuti. La leggenda è sopravvissuta perché offriva un raro elemento di speranza in mezzo alla tragedia e perché si conformava bene alle reali capacità natatorie della razza Terranova, anche se nessun cane avrebbe potuto realisticamente sopravvivere tre ore in acque a meno di 0 °C (32 °F).
Jenny, la gatta che sapeva
Storicamente plausibileJenny era la gatta ufficiale del Titanic, trasferita dalla nave gemella Olympic per svolgere il duplice ruolo di mascotte e di cacciatrice di topi. Aveva preso dimora in un angolo caldo della cambusa, dove il personale di cucina la nutriva con gli avanzi. Pochi giorni prima della partenza diede alla luce una cucciolata di quattro o cinque gattini, sistemandoli vicino al fuochista Joseph "Jim" Mulholland, di cui aveva conquistato l'affetto.
La testimonianza più nota proviene da Violet Jessop, cameriera sopravvissuta sia al naufragio del Titanic sia al successivo affondamento del Britannic durante la Prima Guerra Mondiale. Nelle sue memorie pubblicate postume nel 1998, la Jessop scrive che la gatta "depose la sua famiglia vicino a Jim, lo sguattero, di cui sempre cercava l'approvazione e che le mostrava un caldo affetto".
La vita a bordo iniziò senza problemi. Persino Jenny, la gatta della nave e parte dell'equipaggio, si era subito scelta un angolo confortevole. Variò la sua solita routine natalizia delle navi precedenti regalando al Titanic una cucciolata di gattini in aprile. Depose la sua famiglia vicino a Jim, lo sguattero, di cui cercava sempre l'approvazione in queste occasioni e che le mostrava un affetto caloroso. Violet Jessop, memorie pubblicate nel 1998
Decenni dopo, intorno al 1958-1964, Joseph Mulholland raccontò la propria versione a giornalisti irlandesi (in particolare al cronista Paddy Scott). Mulholland, che imbarcò a Belfast e prestò servizio sul Titanic durante le prove di mare e la traversata fino a Southampton, dichiarò di aver osservato Jenny compiere un gesto preciso pochi istanti prima dell'attracco definitivo a Southampton.
Quando il Titanic attraccò a Southampton, la gatta fece un'ispezione del posto, prese ciascun gattino per la collottola e lo trasportò, uno per volta, giù per la passerella sulla banchina. Il fuochista pensò: "quella gatta sa qualcosa, e ha deciso che il Titanic non è il posto in cui lei o la sua famiglia dovrebbero trascorrere la vita". Allora seguì il consiglio della gatta e lasciò la nave. Joseph Mulholland al giornalista Paddy Scott, anni Sessanta
Mulholland aggiunse di aver "avuto motivo di ringraziare Dio per la sua decisione". In altre interviste rilasciate negli stessi anni, ad esempio al Belfast News-Letter del 9 aprile 1964, il fuochista raccontò una versione leggermente diversa secondo cui avrebbe avuto un litigio con un superiore e sarebbe stato licenziato, senza menzionare la gatta. Le due versioni convivono nelle fonti orali.
A differenza della leggenda di Rigel, la storia di Jenny è storicamente plausibile. È sostenuta da due fonti indipendenti (Jessop e Mulholland) che probabilmente non si conoscevano. La presenza di una gatta gravida a bordo è coerente con le pratiche dell'epoca. Il comportamento descritto (una gatta che sposta la cucciolata in un nuovo luogo) è ben noto agli etologi felini. Non possiamo sapere se Jenny abbia realmente "presagito" l'affondamento o se semplicemente abbia trovato la cambusa sovraffollata della nave un ambiente sgradito ai suoi cuccioli, ma la base storica del racconto è solida. Non possiamo inoltre sapere con certezza se Jenny effettivamente scese dal Titanic oppure no. Il destino dei gattini, rimane ignoto.
Il Contesto Storico
come si trasportavano gli animali nel 1912
Le tariffe e la regolamentazione
Sui transatlantici dei primi del Novecento, gli animali da compagnia viaggiavano con un proprio biglietto. Il commissario di bordo del Titanic teneva un registro personale in cui annotava il numero esatto di cani a bordo, insieme ad altri dettagli (sedie a sdraio noleggiate, biglietti per i bagni turchi, racchette per il campo da squash). Quel registro affondò con la nave, e il numero preciso dei cani rimane quindi un mistero. Per fare un confronto, sull'Olympic nel viaggio del 3 aprile 1912 (proprio quello cancellato dai Carter) c'erano 12 cani all'andata e 8 al ritorno.
La tariffa minima per un cane era di 2 sterline (è il prezzo pagato sia per Sun Yat Sen sia per il cane di William Dulles), equivalente al biglietto di un bambino. Il canarino di Marian Meanwell costò invece 5 scellini. La White Star Line e la sua casa madre International Mercantile Marine regolamentavano il trasporto in modo dettagliato.
I cani non erano formalmente ammessi nelle cabine, ma le regole venivano spesso aggirate per i passeggeri di Prima Classe e per i cani di piccola taglia. Per portare un cane in Gran Bretagna era necessario un permesso speciale del Board of Agriculture di Londra, da ottenere prima dell'imbarco.
I custodi dei cani: il capo macellaio Alfred Mather
All'epoca della prima traversata del Titanic, non esisteva ancora personale dedicato esclusivamente alla cura degli animali a bordo. Uno degli otto macellai della nave veniva incaricato di occuparsi dei cani durante il viaggio, fornendo loro cibo e acqua. Il capo macellaio era Alfred Mather, e uno tra lui e i suoi assistenti era responsabile dei canili. Purtroppo tutti i macellai del Titanic perirono nel naufragio, e quindi non conosciamo l'identità precisa del custode dei cani.
Negli anni successivi al disastro, le compagnie iniziarono a imbarcare personale dedicato esclusivamente agli animali. Navi della White Star Line come la stessa Olympic e la Majestic potevano arrivare a trasportare anche 20 cani in un solo viaggio: in un'occasione l'Olympic ne portò così tanti che i giornali riportarono come dessero fastidio a tutti i passeggeri, tranne ovviamente ai loro proprietari.
I canili: una questione storiograficamente aperta
La collocazione dei canili a bordo del Titanic è dibattuta. Le tradizioni più diffuse li collocano sul ponte lance, alla base del quarto fumaiolo. Ricerche recenti sostengono tuttavia che i canili non comparivano nei piani originali della nave né nel materiale promozionale di Harland & Wolff, e che la loro presenza fu probabilmente un adattamento provvisorio introdotto poco prima della partenza. La gemella Olympic ricevette canili documentati solo dopo il refit del 1913.
Una possibile spiegazione è che la presenza di pollame vivo sul Ponte F (probabilmente i polli di Ella Holmes White) abbia spinto a spostare i cani sul ponte scialuppe, dove diversi testimoni li ricordano.
L'esposizione canina mai disputata
I proprietari dei cani avevano organizzato un'esposizione canina a bordo per la mattina del 15 aprile 1912. La nave affondò alle 02:20 Ship Time (05:18 UTC), molto prima dell'alba. La mostra, prevista come momento di socialità tra i passeggeri di Prima Classe, non si tenne mai.
Perché solo cani di piccola taglia sopravvissero
I tre cani che si salvarono erano tutti di taglia minuta: Sun Yat Sen il pechinese degli Harper, Bebe il pomerania di Margaret Hays, e l'innominato pomerania di Elizabeth Rothschild. Margaret Hays portò Bebe avvolto in una coperta e fu probabilmente scambiato per un neonato. Il pomerania della Rothschild fu notato solo all'arrivo del Carpathia, quando la padrona si rifiutò di salire a bordo senza l'animale.
I cani di taglia maggiore non avevano alcuna possibilità: troppo grandi per essere nascosti, troppo numerosi per essere ammessi alle scialuppe già sovraffollate. Si ritiene che un passeggero ignoto abbia aperto i canili nelle ultime fasi dell'affondamento, liberando i cani perché potessero almeno tentare la fuga sui ponti, ma quasi tutti morirono nelle acque a meno 2°C.
Fonti consultate: Encyclopedia Titanica, prof. Joseph Edgette (Widener University), memorie di Violet Jessop (1998), New York Herald del 21 aprile 1912, Belfast News-Letter del 9 aprile 1964, ricerche di Richard Edkins su William McMaster Murdoch, National Museums Liverpool, Royal Museum di Greenwich, archivi della White Star Line e dell’International Mercantile Marine.
