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di Riccardo Rosi

Il Varo

Il varo del Titanic

Il 31 maggio 1911, nei cantieri della Harland and Wolff a Belfast, il RMS Titanic fu varato in un clima di grande attesa e partecipazione popolare. L’evento rappresentava una tappa fondamentale nella costruzione della nave, iniziata nel 1909, e attirò una folla enorme, stimata in oltre 100.000 persone.

Gli spettatori si disposero ovunque fosse possibile: lungo le rive del fiume Lagan, sui tetti degli edifici circostanti e nelle aree appositamente predisposte. Tra i presenti vi erano anche importanti personalità del mondo industriale e finanziario, tra cui J. Bruce Ismay, J. P. Morgan e Lord Pirrie, che assistettero al varo da una tribuna riservata. Nonostante l’importanza dell’evento, non si svolse alcuna cerimonia ufficiale di battesimo: la White Star Line seguiva infatti una tradizione precisa, evitando rituali simbolici come la rottura della bottiglia di champagne sulla prua. Dietro quella che poteva apparire come una semplice “discesa in acqua” si nascondeva in realtà un processo tecnico estremamente elaborato. Durante la costruzione, lo scafo del Titanic era stato sostenuto da una complessa struttura di blocchi e puntelli in legno: keel blocks (sotto la chiglia), bilge blocks (ai lati) e shores (supporti laterali). La loro rimozione rappresentava una fase critica, perché il peso della nave, enorme anche senza allestimenti, circa 26,000 tonnellate, doveva essere trasferito gradualmente su una struttura mobile chiamata sliding ways. Per garantire un’operazione sicura, i blocchi furono contrassegnati con colori diversi, rosso, bianco e blu, indicando la sequenza di rimozione. I blocchi rossi furono eliminati circa ventiquattro ore prima del varo; quelli bianchi nelle prime ore del mattino del 31 maggio; infine, i blocchi blu, situati nella parte posteriore, furono rimossi poco prima del momento decisivo, mentre la marea stava salendo e l’acqua iniziava a lambire lo scalo. Una volta completata questa fase, la nave poggiava su un sistema di scorrimento progettato con grande precisione. Le standing ways (strutture fisse) erano state accuratamente rivestite con una miscela composta da circa 22 tonnellate di sego, olio e sapone, che riduceva drasticamente l’attrito. Le sliding ways, collegate allo scafo, avrebbero permesso alla nave di scivolare dolcemente verso l’acqua. A questo punto, il Titanic era trattenuto soltanto da elementi temporanei: i cosiddetti dog shores e un potente sistema di bloccaggio idraulico. Quest’ultimo funzionava grazie alla pressione dell’acqua e poteva essere rilasciato tramite una leva collegata a valvole e manometri. Tutto era pronto, ma ogni fase doveva essere eseguita con assoluta precisione: un errore avrebbe potuto causare danni gravissimi o addirittura la perdita del controllo della nave. La fase finale del varo fu scandita da segnali visivi. Alle 12:05 furono lanciati due razzi, che indicavano l’inizio delle operazioni conclusive. Le squadre di operai, organizzate in gruppi, iniziarono a rimuovere rapidamente i dog shores, colpendoli con mazze e strumenti pesanti. Un terzo razzo, lanciato pochi minuti dopo, segnalò che tutto era pronto.

Biglietto per il varo del Titanic

Fu allora che il capo carpentiere Robert Falconer Keith intervenne. Con un gesto deciso, azionò la leva che liberava i meccanismi di blocco. Subito dopo aprì una seconda valvola, attivando i martinetti idraulici collegati al sistema di scorrimento. Alle 12:13, il Titanic iniziò a muoversi per la prima volta nella sua storia. All’inizio il movimento fu lento, quasi impercettibile, ma in pochi istanti la massa della nave acquistò velocità. Lo scafo scivolò lungo lo scalo raggiungendo circa 12 nodi (quasi 22 km/h). La scena fu impressionante: una struttura gigantesca che si muoveva con sorprendente fluidità, accompagnata dalle grida e dagli applausi della folla. In appena 62 secondi, il Titanic entrò nelle acque del fiume Lagan. Durante la discesa percorse una distanza pari a quasi il doppio della sua lunghezza. Tuttavia, il lavoro non era ancora finito: era fondamentale arrestare la nave in modo controllato. A questo scopo furono utilizzati sistemi di frenata molto sofisticati per l’epoca, tra cui due grandi ammassi di catene del peso di circa 80 tonnellate ciascuno e sei enormi ancore fissate allo scafo. Questi dispositivi permisero di rallentare gradualmente la nave fino al completo arresto. Subito dopo il varo, iniziò una fase meno visibile ma altrettanto impegnativa: il recupero delle strutture in legno, delle travi e dei materiali trascinati nell’acqua e nel canale. Gli operai dovettero lavorare rapidamente per liberare lo scalo e prepararlo per eventuali utilizzi futuri. Nonostante il successo dell’operazione, il varo fu segnato anche da un tragico incidente. Durante la rimozione dei pesanti supporti in legno, il carpentiere James Dobbin, nato nel 1868 e presente quel giorno mentre la sua famiglia osservava tra la folla, fu colpito da uno dei pesanti pali di sostegno che gli cadde addosso. L’impatto gli provocò gravi lesioni, tra cui la frattura del bacino. I colleghi riuscirono a liberarlo e fu trasportato d’urgenza al Royal Victoria Hospital, ma morì due giorni dopo, il 1º giugno 1911. Il varo del Titanic fu quindi un evento straordinario sotto molti punti di vista: una dimostrazione di ingegneria avanzata, un grande spettacolo pubblico e, allo stesso tempo, un momento che mise in luce la durezza e i rischi del lavoro nei cantieri navali. Dietro la grandiosità della nave e l’entusiasmo della folla si celava infatti il lavoro instancabile e spesso pericoloso di centinaia di uomini, senza i quali un’impresa di tale portata non sarebbe stata possibile.

Rivivi il varo

Animazione Titanic Honor and Glory

Sequenza fotografica del varo

Foto scattate da John Kempster e Robert Welch

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