L’iceberg del Titanic: è stato davvero identificato?
Una delle domande più affascinanti legate al disastro del RMS Titanic riguarda proprio l’iceberg che causò il naufragio: sappiamo quale fosse davvero? È stato fotografato? Oppure la sua identità resta avvolta nel mistero? Nel corso degli anni sono emerse diverse testimonianze, fotografie e ipotesi. Tuttavia, nessuna prova singola è sufficiente a identificare con assoluta certezza l’iceberg fatale. Eppure, mettendo insieme più indizi, testimonianze oculari, disegni, fotografie e posizioni geografiche, alcuni studiosi ritengono che un candidato particolarmente convincente esista davvero: il cosiddetto “iceberg di Rehorek”.
L’incontro con i resti del disastro
Un testimone chiave di questa storia fu Stephan Rehorek, un boemo imbarcato sul piroscafo tedesco Bremen. Il 20 aprile 1912, pochi giorni dopo la tragedia, la nave attraversò l’area del naufragio durante il viaggio da Bremerhaven a New York. Secondo quanto riportato, i passeggeri poterono osservare una scena drammatica: detriti galleggianti e i corpi di oltre un centinaio di vittime sparsi sull’oceano. Nelle vicinanze venne avvistato anche un iceberg che, secondo alcune descrizioni dell’epoca, corrispondeva a quello che aveva colpito il Titanic. Si pensò inizialmente di recuperare i corpi, ma l’operazione fu annullata quando si seppe che la nave Mackay-Bennett, incaricata ufficialmente di quel compito, era ormai a sole due ore di distanza. Rehorek assistette direttamente a quella scena e riuscì anche a fotografare un iceberg presente nella zona.
Le cartoline di Rehorek

Una volta giunto a New York, Rehorek scrisse ai genitori inviando una cartolina raffigurante il Titanic. Nella sua lettera raccontava:
“Cari mamma e papà, cordiali saluti da New York. Vi mando l’immagine di un grande piroscafo oceanico che è affondato nel suo viaggio inaugurale. Era il più grande del mondo. A due giorni da New York ha urtato un iceberg ed è stato gravemente danneggiato su un lato. Quasi 1.600 persone sono morte e circa 670 sono state salvate. Ho una fotografia dell’iceberg e ve la invierò (…) Ho visto anche i corpi delle vittime e i resti della nave. È stato uno spettacolo terribile.”
Qualche settimana più tardi, da Cherbourg, fece stampare alcune fotografie degli iceberg su cartoline e ne spedì una ai genitori:
“Cari mamma e papà (…) Questa cartolina mostra l’iceberg che ha colpito e affondato il Titanic. Ne manderò una anche a Josef.”
Curiosamente, la cartolina inviata al fratello Josef non mostrava l’iceberg ma una semplice immagine del Titanic. Dal messaggio si deduce che Rehorek possedesse una sola stampa della fotografia dell’iceberg:
“Caro Josef, ti mando anche una cartolina della nave che è affondata (…) Noi la seguivamo a circa mille miglia di distanza (…) Quando tornerai a casa, nostro fratello ti mostrerà le fotografie degli iceberg scattate dalla nostra nave.”
Rehorek conservò inoltre altre due fotografie di iceberg diversi, ma non le utilizzò come cartoline, probabilmente perché non riteneva che raffigurassero quello coinvolto nel disastro. Per lungo tempo queste immagini sono rimaste in collezioni private e non sono mai state pubblicate.
Indizi visivi sull’iceberg
La fotografia attribuita a Rehorek
mostra un dettaglio interessante: una porzione dell’iceberg appare “scheggiata”, come se fosse stata colpita. Proprio in quel punto si distingue un bordo netto, compatibile con un impatto. È noto che il danno maggiore a un iceberg si trova sotto la linea di galleggiamento, parte invisibile, quindi la fotografia non permette di stabilire con precisione le dimensioni del blocco di ghiaccio, anche perché mancano riferimenti visivi chiari.
Le testimonianze oculari
Dopo il disastro, una commissione d’inchiesta del Senato statunitense interrogò numerosi testimoni. Tuttavia, molti passeggeri dormivano al momento dell’impatto e solo pochi videro effettivamente l’iceberg. Inoltre, la collisione durò pochi secondi e avvenne in una notte buia e senza luna. Il marinaio Frederick Fleet, vedetta del Titanic, fu il primo a individuarlo, ma non riuscì a fornire una descrizione precisa:

“Non saprei dire… non sembrava molto grande… non ho idea delle distanze.”
Quando gli fu chiesto di paragonarlo a oggetti familiari, rispose:
“All’inizio mi sembrò grande come due tavoli messi insieme.”
Questa affermazione è stata spesso fraintesa: Fleet non descriveva la forma dell’iceberg, ma solo la sua dimensione apparente nel momento dell’avvistamento. In seguito aggiunse che, al momento dell’impatto, l’iceberg si elevava a circa 15–18 metri sopra il livello del mare. Anche il quarto ufficiale Joseph Boxhall lo descrisse come una massa scura, piuttosto bassa sull’acqua. Una delle testimonianze più interessanti fu quella del marinaio Joseph Scarrott, che dichiarò:
“Mi sembrò simile alla Rocca di Gibilterra vista da Europa Point, ma molto più piccola.”
Alla richiesta di chiarimenti, aggiunse che il punto più alto si trovava sulla destra, suggerendo una forma inclinata o “invertita” rispetto all’immagine classica della roccia.
Altri iceberg “sospetti”

Diversi iceberg furono osservati nei giorni successivi al disastro. Uno, avvistato dal piroscafo tedesco Prinz Adalbert, presentava tracce di colore rossastro, inizialmente interpretate come vernice proveniente dalla chiglia del RMS Titanic. La notizia del disastro non era ancora giunta alla nave, ma il capo steward notò della vernice rossa sull’iceberg e decise di fotografarlo per curiosità. La vernice non è visibile nella fotografia, ma viene descritta in una breve dichiarazione firmata dallo stesso capo steward e da altri tre membri dell’equipaggio:
«Il giorno successivo all’affondamento del Titanic, il piroscafo Prinz Adalbert passò accanto all’iceberg mostrato in questa fotografia. Il disastro del Titanic non ci era ancora noto. Su un lato era chiaramente visibile della vernice rossa, che sembrava essere stata causata dallo sfregamento di una nave contro l’iceberg.»

Tuttavia, questo iceberg non mostrava segni di un impatto violento, ma solo leggere tracce superficiali. Inoltre, non è affatto certo che si trattasse davvero di vernice: molti iceberg presentano naturalmente macchie marroni o rossastre, causate da terra, rocce o minerali inglobati nel ghiaccio durante la loro formazione, che possono essere facilmente scambiati per residui di vernice. Questa non è l’unica fotografia di un iceberg sospetto scattata dopo la tragedia del Titanic. Il capitano William De Carteret della nave Minia immortalò un altro possibile candidato mentre era impegnato nella ricerca dei corpi. La Minia era una nave posacavi della Western Union, normalmente utilizzata per la posa di cavi telegrafici sottomarini, e fu la seconda di quattro navi noleggiate dalla White Star Line come unità di recupero dopo il disastro. Raggiunse il luogo del naufragio nell’Atlantico del Nord il 26 aprile, quattro giorni dopo la prima nave di recupero, la Mackay-Bennett, e continuò le ricerche fino al 3 maggio. Il capitano De Carteret scattò una fotografia di un iceberg che presentava una striscia rossastra alla base. Secondo lui e i registri di bordo, quello era l’unico iceberg incontrato nelle vicinanze del punto di collisione. Il reverendo Henry Ward Cunningham, invece, dichiarò alla stampa di aver visto due iceberg e che gli ufficiali gli avevano riferito di averne avvistati altri in lontananza. La Minia perlustrò un’area molto vasta: è quindi probabile che il capitano abbia fotografato l’unico iceberg osservato nel punto preciso del naufragio, piuttosto che quelli presenti nelle molte miglia circostanti, dove i corpi venivano trascinati verso le acque più calde della Corrente del Golfo.
Quanti iceberg c’erano davvero?
La zona del disastro era ricca di ghiacci. Il capitano Arthur Rostron, della nave di soccorso Carpathia, dichiarò:
“All’alba vidi scialuppe sparse entro un’area di circa 6 km. Attorno a noi c’erano circa 20 iceberg alti tra i 45 e i 60 metri, oltre a molti più piccoli.”
Alcune fotografie dell’epoca non mostrano iceberg, ma probabilmente perché il fotografo stava guardando nella direzione opposta rispetto al campo di ghiaccio. Un’altra nave tedesca, la Rhein, segnalò la presenza di relitti, corpi e soltanto tre iceberg di grandi dimensioni nella zona.
Disegni e confronti


Due disegni realizzati da testimoni offrono ulteriori indizi sulla forma dell’iceberg. Uno, realizzato da Scarrott, mostra due picchi distinti con una leggera elevazione centrale. Un altro disegno, realizzato il giorno dopo dal pittore Colin Campbell Cooper a bordo della Carpathia, presenta caratteristiche simili: due cime ben definite e una zona inferiore che appare danneggiata. Questi elementi coincidono sorprendentemente con la fotografia scattata da Rehorek.
Conclusione: abbiamo davvero trovato l’iceberg?
Possiamo dire con certezza assoluta che l’iceberg fotografato da Rehorek sia quello che colpì il Titanic? No. Tuttavia, l’insieme degli indizi è notevole:
- La fotografia fu scattata pochi giorni dopo il disastro, nella stessa area in cui galleggiavano corpi e detriti.
- La forma dell’iceberg coincide con i disegni e le testimonianze oculari.
- Presenta un unico punto di danno, compatibile con un impatto.
- La posizione del danno corrisponde al lato colpito dal Titanic.
- Presi singolarmente, questi elementi non sono conclusivi. Ma considerati insieme, rendono molto plausibile che l’iceberg fotografato da Stephan Rehorek sia proprio quello che causò uno dei più celebri disastri marittimi della storia.
