Le Nazionalità a Bordo del Titanic
Un mosaico di oltre 30 nazioni accomunate dal sogno di un nuovo mondo. Il viaggio inaugurale del più grande transatlantico del mondo riunì persone da ogni angolo d'Europa, dal Medio Oriente e dalle Americhe.
Il Ristorante à la Carte, situato sul Ponte B, era gestito dall'imprenditore italiano Luigi Gatti (Montalto Pavese, 1875–1912), che dirigeva una squadra di 68 persone composta prevalentemente da italiani e francesi, con lo chef Pierre Rousseau a capo delle cucine. Il personale del ristorante non era dipendente della White Star Line, ma assunto direttamente da Gatti, e per questo motivo non era formalmente considerato né passeggero né equipaggio — una condizione che contribuì tragicamente alla loro sorte nella notte del naufragio.
Distribuzione per Nazionalità
I grafici mostrano la ripartizione delle nazionalità tra passeggeri ed equipaggio
Porti di Imbarco
Le tre tappe del Titanic prima della traversata atlantica
Schede per Nazionalità
Ogni scheda mostra il dettaglio con sopravvissuti, vittime e tasso di sopravvivenza. Usa i filtri per esplorare passeggeri e/o equipaggio.
Gli Italiani sul Titanic
Tra passeggeri ed equipaggio, la presenza italiana a bordo del Titanic fu significativa e profondamente legata al mondo della ristorazione d'élite.
Dalle liste consultabili risultano a bordo 45 passeggeri italiani; tuttavia, alcuni di essi, pur essendo indicati come tali, erano in realtà nati all’estero (in particolare in Inghilterra) da un solo genitore italiano, oppure possedevano altra nazionalità.
Inoltre, un membro dell’equipaggio, E. Di Napoli, pur registrato, non si imbarcò. Alla luce di queste precisazioni, il numero effettivo di italiani presenti a bordo si riduce a 42, di cui 10 passeggeri.
Tra i casi particolari si segnala la passeggera Nella Goldenberg, di prima classe, nata a Firenze da madre italiana e padre americano. Analogamente, il passeggero Victor Giglio risulta essere nato a Liverpool da padre italiano e madre egiziana.
Luigi Gatti e il Ristorante à la Carte
Gaspare Antonio Pietro "Luigi" Gatti, nato a Montalto Pavese nel 1875, emigrò giovanissimo in Inghilterra dove costruì una brillante carriera nella ristorazione londinese, gestendo il Gatti's Adelphi e il Gatti's Strand. La sua reputazione gli valse l'incarico dalla White Star Line di dirigere il Ristorante à la Carte (detto anche "Ritz") prima sull'Olympic e poi sul Titanic.
Il ristorante, situato sul Ponte B, era riservato esclusivamente ai passeggeri di Prima Classe disposti a pagare un supplemento. Gatti godeva di piena autonomia: sceglieva il menu, assumeva il personale e gestiva l'amministrazione in modo indipendente dalla White Star Line. Con sé aveva 68 dipendenti — cuochi, camerieri, sommelier, pasticcieri, un maître d'hôtel, un barman e persino dei fattorini.
Luigi Gatti perì nel naufragio. Il suo corpo fu recuperato dalla nave Minia (corpo n° 313) e sepolto nel Fairview Lawn Cemetery di Halifax, Nuova Scozia.
Il Personale del Ristorante
Lo staff del ristorante era una vera "brigata internazionale", composta in prevalenza da italiani e francesi. Non essendo dipendenti della White Star Line, il personale occupava una posizione ambigua: né passeggeri né equipaggio formale.
Delle 68 persone dello staff, solo 3 sopravvissero: le due cassiere Miss Bowker e Miss Martin, e il segretario dello chef Paul Maugé, che riuscì a saltare nella scialuppa n° 5. Nessuno dei 26 italiani sopravvisse.
Il Destino degli Italiani nella Notte del Naufragio
Secondo la testimonianza di Paul Maugé all'inchiesta britannica, circa 60 membri dello staff del ristorante tentarono di raggiungere il ponte della Seconda Classe, ma il passaggio fu bloccato da due o tre steward posizionati su ciascun lato. Non furono rinchiusi a chiave — come talvolta si legge — ma fu impedito loro fisicamente di salire. Non essendo formalmente parte dell'equipaggio, il personale del ristorante si trovava in una zona grigia che ne limitava le possibilità di evacuazione. La circostanza esatta resta tuttavia oggetto di incertezza storica: Maugé fu l'unico testimone dello staff a sopravvivere.
I corpi di diversi membri italiani dello staff furono recuperati dalla nave cablografica Mackay-Bennett e sepolti ad Halifax. A Southampton, dove esisteva una forte comunità italiana nella zona di Queens Terrace, il lutto fu profondo. Nella chiesa di St. Joseph in Bugle Street è ancora conservata una targa commemorativa in ottone dedicata al personale del ristorante.
Un episodio emblematico del clima dell'epoca: durante le udienze del Senato americano, il Quinto Ufficiale Harold Lowe testimoniò di aver sparato colpi di pistola per impedire a degli "Italian immigrants" di saltare nella sua scialuppa, e usò più volte il termine "Italian" come sinonimo di codardo o persona inaffidabile. All'epoca, il termine "italiano" veniva impiegato in modo dispregiativo e indiscriminato per indicare chiunque avesse carnagione e aspetto mediterraneo, indipendentemente dalla reale nazionalità — un uso che colpiva indistintamente siriani, greci, armeni e altri passeggeri di Terza Classe. L'ambasciatore italiano a Washington denunciò pubblicamente le dichiarazioni di Lowe, che il 30 aprile 1912 fu costretto a rilasciare una ritrattazione formale davanti a Guido di Vincenzo, consigliere legale dell'ambasciata, sostituendo la parola "Italian" con "immigrants belonging to Latin races" e ammettendo di aver giudicato quei passeggeri solo "dalla loro apparenza generale e carnagione".
Approfondimenti
Contesto Storico
Come leggere le nazionalità nel contesto geopolitico del 1912
Confini e Imperi nel 1912
Fonti: Dati basati sulle ricerche di Hermann Söldner (RMS Titanic: Passenger and Crew List) e dell’Encyclopedia Titanica.
