Alloggi Stewards di Seconda Classe
Ospedale
Alloggi Camerieri
Mensa Macchinisti
Scotland Road
Cabina di Molly Brown
Barbiere
Ponte E (Upper Deck)
Il Ponte E, chiamato anche Upper Deck, era uno dei ponti più importanti e complessi del Titanic. Si estendeva per l’intera lunghezza della nave e, dal punto di vista strutturale, aveva un ruolo fondamentale: era infatti conosciuto come freeboard deck, (ponte di bordo libero) cioè il più alto ponte continuo fino al quale salivano tutte le paratie stagne principali. Questa caratteristica lo rendeva essenziale per la sicurezza della nave. Le paratie stagne, progettate per contenere eventuali allagamenti, arrivavano tutte almeno fino al Ponte E; alcune proseguivano anche più in alto, fino al Ponte D. Il Ponte E, quindi, non era soltanto un livello abitativo, ma una vera linea strutturale di separazione e protezione all’interno dello scafo.
A differenza dei ponti superiori, dove dominavano gli ambienti pubblici, i saloni e le passeggiate, il Ponte E mostrava il Titanic nella sua natura più pratica. Qui si trovavano cabine passeggeri, alloggi dell’equipaggio, corridoi di servizio, accessi tecnici, mense, depositi, scale, e passaggi utilizzati da persone appartenenti a mondi sociali completamente diversi. Era un ponte di confine: sopra vi era il Titanic elegante e rappresentativo; sotto iniziava sempre più chiaramente il Titanic operativo, tecnico, rumoroso, fatto di caldaie, macchinari, carbone, depositi e lavoro continuo. Il Ponte E racconta meglio di molti altri spazi la complessità del Titanic. Sopra, la nave appariva come un palazzo elegante. Qui, invece, si vedeva il sistema che permetteva a quel palazzo di funzionare: uomini, passaggi, cucine, carbone, servizi, depositi, scale e disciplina. Era il ponte della vita quotidiana nascosta, quello dove il Titanic era meno immagine e più realtà.
Disposizione generale del Ponte E
Il Ponte E era organizzato in modo estremamente articolato. A prua si trovavano gli alloggi di alcuni gruppi dell’equipaggio, in particolare i Trimmers e marinai, insieme a una piccola sezione di cabine di terza classe e grandi servizi igienici pubblici destinati a quei passeggeri. A centro nave correva uno degli spazi più famosi dell’intero Titanic: Scotland Road, il lungo corridoio di servizio situato sul lato sinistro, cioè sul lato di babordo. Questo passaggio era utilizzato soprattutto dall’equipaggio, ma anche dai passeggeri di terza classe che dovevano raggiungere la loro sala da pranzo sul Ponte F. Sul lato destro, cioè a tribordo, erano invece sistemati gli alloggi passeggeri. La parte più centrale, dove il movimento della nave si sentiva meno, era riservata alla prima classe. Più a poppa si trovava la seconda, mentre la parte estrema posteriore era occupata dalla terza. La separazione tra le classi era fisica e precisa. Le diverse aree non comunicavano liberamente fra loro, ma erano comunque collegate da porte e passaggi che potevano essere utilizzati dall’equipaggio o in caso di emergenza. Questo dimostra quanto fosse complessa l’organizzazione interna del Titanic: bisognava mantenere separate le tre classi sociali, ma allo stesso tempo garantire accessi rapidi, vie di fuga e percorsi di servizio. Il Ponte E era anche il livello più basso raggiunto dagli ascensori di Prima Classe. La Grande Scalinata, invece, proseguiva ancora verso il basso fino al Ponte F, dove si trovavano i bagni turchi e la piscina.
Gli alloggi dell’equipaggio a prua
Nella parte prodiera del Ponte E, subito dietro gli spazi di deposito del gavone, si trovavano gli alloggi dei Trimmers, gli uomini incaricati di spostare e distribuire il carbone all’interno della nave. Era un lavoro duro, sporco e faticoso, fondamentale per mantenere alimentate le caldaie. I Trimmers erano sistemati in tre compartimenti separati, ognuno destinato a un turno di lavoro. Ogni turno comprendeva ventiquattro uomini. Questa divisione non era casuale: permetteva a un intero gruppo di entrare o uscire dal servizio senza disturbare gli uomini che stavano riposando dopo il turno precedente. Le loro sistemazioni erano semplici, ma organizzate secondo criteri pratici. Vi erano cuccette metalliche, spazi comuni essenziali e una grande zona di lavaggio. Proprio perché i Trimmers si sporcavano continuamente di polvere di carbone, venne previsto per loro un ampio spazio per il proprio igiene, dotato di docce e profondi lavabi smaltati. Sul lato opposto si trovavano i servizi igienici, con numerosi gabinetti. Questi ambienti erano pensati più per l’efficienza che per il comfort: il Titanic doveva accogliere centinaia di lavoratori, molti dei quali impegnati in attività fisicamente estenuanti. Più a poppa, sempre nella zona prodiera, si trovavano gli alloggi dei marinai addetti alle manovre e ai lavori di coperta. Il loro dormitorio poteva ospitare quarantaquattro uomini ed era dotato di lavatoi e servizi propri. Gli alloggi dei marinai erano separati sia da quelli dei Trimmers sia dalle sistemazioni dei passeggeri di Terza Classe. Questa separazione era importante: anche all’interno dell’equipaggio esistevano divisioni precise, legate al reparto di appartenenza e alla funzione svolta a bordo.
Le sistemazioni di Terza Classe a prua
Dietro gli alloggi dell’equipaggio iniziava una piccola zona riservata ai passeggeri di terza classe, indicata come Section B. Questa parte della nave comprendeva cabine permanenti da due, quattro, sei e otto posti. Questa sezione era destinata soprattutto a uomini soli. Era una sistemazione modesta, molto diversa dalle cabine più curate della seconda o della prima classe. Le cabine più economiche avevano caratteristiche vicine alla vecchia idea di “steerage”, cioè sistemazioni essenziali per passeggeri emigranti o con disponibilità economiche limitate. Le camere disponevano di cuccette in ferro, sedili fissati alle pareti e pochissimo altro. Non erano presenti lavandini privati, armadi o guardaroba. La biancheria era ridotta al minimo: una copertura per il materasso sanitario riempito di paglia e una coperta della White Star Line. Le pareti erano realizzate in pannelli bianchi smaltati, mentre l’illuminazione proveniva da lampadine protette da gabbie o supporti metallici. L’ambiente poteva sembrare austero, ma secondo gli standard dell’epoca era considerato pulito, ordinato e dignitoso. In questa zona si trovavano anche i bagni: uno per le donne e due per gli uomini. La loro presenza occupava molto spazio, motivo per cui il numero di cabine di terza classe a prua era relativamente limitato. Questa parte del ponte era attraversata da varie scale e corridoi che collegavano la terza classe con i ponti superiori e inferiori. L’area vicino ai boccaporti e ai passaggi trasversali poteva diventare molto affollata, soprattutto nei momenti dei pasti o durante i cambi turno dell’equipaggio. Per questo motivo parte del pavimento era rivestita in pino rigido, un legno resistente e adatto al traffico intenso.
Scotland Road: il corridoio dell’equipaggio
Il tratto più caratteristico del Ponte E era senza dubbio Scotland Road, il lungo corridoio di servizio che correva lungo il lato sinistro della nave. Il nome era un soprannome dato dall’equipaggio, probabilmente ispirato alla celebre strada di Liverpool. Questo corridoio era una vera arteria interna del Titanic. Non era un ambiente elegante, né destinato alla rappresentanza, ma era essenziale per la vita quotidiana della nave. Lungo Scotland Road passavano continuamente steward, camerieri, cuochi, lavapiatti, addetti alle dispense, magazzinieri, macchinisti e membri dei reparti tecnici. La maggior parte del corridoio era larga circa due metri e mezzo. Il pavimento era rivestito in legno e ai lati erano presenti canalette per far defluire l’acqua durante la pulizia del ponte. In alcuni punti erano installate catene mobili sostenute da paletti, probabilmente per separare il passaggio dell’equipaggio da quello dei passeggeri di terza classe, in quanto Scotland Road non era usato solo dal personale. Anche i passeggeri di terza classe lo attraversavano per raggiungere la loro sala da pranzo sul ponte F. Camminare lungo Scotland Road significava vedere il Titanic dietro le quinte. Qui non c’erano boiserie raffinate o grandi scalinate, ma porte di cabine, accessi tecnici, scale di servizio, locali lavanderia, depositi, lavatoi e passaggi verso le sale macchine. Era uno degli spazi più vivi della nave, attivo giorno e notte.
Gli alloggi lungo Scotland Road
Lungo Scotland Road si trovava una grande quantità di alloggi per l’equipaggio, soprattutto per il personale di bordo, il reparto responsabile di cucina, servizio, rifornimenti e gestione degli spazi alberghieri. Qui dormivano camerieri, steward, cuochi, magazzinieri, lavapiatti e molti altri membri del personale di servizio. Le sistemazioni variavano a seconda del grado e della funzione. Gli uomini con incarichi più comuni dormivano in grandi dormitori collettivi, con cuccette metalliche, panche, tavoli e armadietti. I superiori, invece, avevano cabine più piccole e arredate meglio, con letti in legno, armadi e mobili più curati. Lungo Scotland Road si trovavano anche grandi lavatoi e bagni per l’equipaggio. Erano dotati di gabinetti in ceramica bianca, lavabi smaltati, vasche, orinatoi Doulton, rubinetterie in ottone e superfici in ardesia. Non erano lussuosi, ma erano completi e moderni per gli standard navali dell’epoca. Una particolarità importante è che il personale di bordo non aveva una vera mensa propria. Molti membri dell’equipaggio dovevano consumare i pasti dove e quando possibile, secondo i turni e le esigenze del servizio.
Accessi tecnici, caldaie e locali macchine
Il lato destro di Scotland Road era formato in gran parte dalle paratie metalliche che racchiudevano i condotti delle caldaie, dei motori e della turbina. A intervalli regolari erano presenti porte che consentivano ai macchinisti e al personale tecnico di accedere alle scale interne, alle piattaforme e ai passaggi che scendevano verso le sale caldaie e le sale macchine. Questi accessi avevano un doppio scopo. Da una parte permettevano la manutenzione di tubazioni, valvole, impianti e macchinari. Dall’altra costituivano vie di fuga verticali verso i ponti superiori, fino al ponte scialuppe, in caso di emergenza. Lungo il corridoio erano presenti anche diverse “aree di asciugatura”, locali caldi utilizzati dall’equipaggio per asciugare gli abiti. La vicinanza alle caldaie rendeva questi spazi naturalmente caldi. In alcuni punti del pavimento erano installate lastre rimovibili di acciaio zigrinato, che permettevano di calare o sollevare parti di ricambio per le caldaie. Erano inoltre presenti i “locali della cenere”, zone destinate alla raccolta temporanea delle ceneri prodotte dalle caldaie. Quando la nave era in porto e non era possibile scaricare le ceneri in mare, queste venivano sollevate dai locali inferiori tramite argani a vapore e depositate in sacchi di tela, in attesa di essere trasferite su chiatte.
La mensa dei macchinisti
Verso poppa, lungo Scotland Road, si trovava la mensa dei macchinisti. Era un ambiente più curato rispetto alle comuni zone dell’equipaggio, poiché i macchinisti avevano un ruolo tecnico di alto livello e godevano di uno status superiore rispetto a molti altri membri del personale. La mensa conteneva tavoli in mogano su supporti metallici, armadi, mensole, lavelli in ottone e finiture più solide. Accanto si trovava una dispensa collegata con la cucina di prima e seconda classe del Ponte D tramite un montavivande. Questo permetteva di servire i pasti ai macchinisti senza doverli trasportare manualmente attraverso lunghi corridoi. Vicino alla dispensa si trovava anche l’ufficio dei macchinisti, arredato con scrivania, sedia, letto e guardaroba. Probabilmente uno spazio amministrativo destinato alla documentazione tecnica del reparto macchine. Questa zona mostra bene la separazione interna tra le diverse categorie dell’equipaggio. Gli ingegneri non erano semplici lavoratori manuali: erano responsabili del cuore meccanico della nave.
Il personale del ristorante A’ la Carte
A poppa della zona dei macchinisti erano sistemati i membri del personale del ristorante A’ la Carte. Questi lavoratori avevano una posizione particolare, perché non erano propriamente dipendenti diretti della White Star Line, ma lavoravano per la gestione del ristorante. Il loro alloggio era quindi separato da quello del resto dell’equipaggio. Alcuni dormivano in dormitori collettivi, altri in cabine più piccole. Il Ristorante A’ la Carte gestito da Luigi Gatti, non era una semplice sala da pranzo, ma un ristorante di lusso con una struttura quasi autonoma, destinato ai passeggeri più facoltosi. Curiosamente, per questo personale era previsto un lavatoio, ma non risulta indicata una vera stanza da bagno separata.
Depositi, patate e aree di servizio poppiere
All’estremità posteriore dello Scotland Road si trovava un grande deposito isolato per le patate. La sua capacità era enorme e rifletteva le quantità di provviste necessarie per nutrire migliaia di persone durante una traversata oceanica. Accanto al deposito era collocata una zona lavaggio, dove le patate venivano lavate e preparate. Qui si trovavano una pelatrice meccanica Cornhill con motore e catena di trasmissione, lavelli zincati, rubinetti in ottone e grandi contenitori per il trasporto delle patate. Nelle vicinanze era presente anche un montacarichi per le provviste e un sistema di scale che collegava questa zona con i magazzini inferiori e con le cucine superiori. Questi ambienti erano chiusi ai passeggeri e protetti da cancelli. Erano spazi puramente funzionali, ma indispensabili per l’organizzazione alimentare della nave. Subito più a poppa vi era anche un ingresso laterale di terza classe, con panche destinate ai passeggeri in attesa di sbarco. Come le altre aperture nello scafo, anche questa era protetta da una grata metallica mobile.
La zona di Prima Classe sul Ponte E
Il Ponte E era il livello più basso raggiunto dagli ascensori di Prima Classe. L’atrio degli ascensori eran decorato con pannelli in quercia, in continuità con lo stile elegante dei ponti superiori. La Grande Scalinata, pur diventando meno scenografica rispetto ai livelli più alti, conservava comunque elementi decorativi importanti: balaustre in ferro battuto e dorature, corrimani intagliati e pannellature in legno. Sul pianerottolo era collocato un dipinto con paesaggio italiano, simile a quelli presenti su altri livelli della scala. Da qui la scala proseguiva ancora verso il Ponte F, dove i passeggeri di Prima Classe potevano accedere alla piscina, ai bagni turchi e ad altri servizi speciali. Le cabine di prima classe erano situate sul lato destro, nella zona centrale del ponte, cioè nel punto in cui il rollio e il beccheggio erano meno percepibili. Alcune cabine erano organizzate secondo il cosiddetto “Bibby Principle”, o disposizione “tandem”. Questo sistema permetteva a cabine interne di ricevere luce naturale tramite un piccolo passaggio collegato agli oblò delle cabine esterne. Molte cabine del Ponte E erano tecnicamente adattabili alla seconda classe, ma durante il viaggio inaugurale alcune furono utilizzate da passeggeri di prima classe.
Le sistemazioni di Seconda Classe
A poppa delle cabine di Prima Classe iniziava la zona di seconda classe. Questa si estendeva lungo il lato destro della nave e comprendeva sia cabine permanenti sia cabine alternative, che potevano essere assegnate alla prima classe quando la domanda era elevata. Le cabine di seconda classe erano meno lussuose, ma comunque confortevoli. Erano arredate con mobili in mogano, letti a castello, armadi, lavabi pieghevoli e pavimenti in linoleum. A differenza della prima classe, i lavabi non erano sempre collegati direttamente all’acqua calda e fredda: spesso erano alimentati da serbatoi riempiti periodicamente dagli steward. Le cabine più grandi avevano anche divani trasformabili in letti, utilizzati per ospitare passeggeri aggiuntivi. Quando queste stanze venivano assegnate alla prima classe, però, i divani-letto erano generalmente usati da una sola persona, non da due. I bagni di seconda classe erano pubblici e distribuiti in più punti del ponte. Questa disposizione era studiata con attenzione, perché alcune zone potevano cambiare classe d’uso. Era necessario evitare che passeggeri di prima classe fossero costretti a utilizzare servizi situati in aree di seconda, e viceversa. La zona di seconda classe comprendeva anche un ingresso laterale utilizzato per l’imbarco tramite tender.
Ufficio del commissario di bordo e il barbiere di Seconda Classe
Sul Ponte E si trovava anche l’ufficio del commissario di bordo, collocato vicino alla scala posteriore di seconda classe. Era il punto di riferimento per i passeggeri che avevano bisogno di informazioni, assistenza, gestione di valori o comunicazioni. La facciata dell’ufficio era in quercia e presentava tre finestrelle con sportelli. Nel banco era integrata una cassetta per la posta, dove i passeggeri potevano imbucare lettere. All’interno vi erano scrivanie, scaffali, casellari e casseforti. Poco distante era situato il barbiere di seconda classe. Come quello di prima, non era soltanto un luogo dove radersi o tagliarsi i capelli: funzionava anche come piccolo negozio di bordo. Qui i passeggeri potevano acquistare souvenir della White Star Line, tra cui penne, portafogli, nastri, bandiere, cucchiai, piatti e piccoli oggetti decorativi. Tra gli oggetti più curiosi vi erano anche puntaspilli a forma di salvagente, un dettaglio ironico e malinconico se letto alla luce della tragedia successiva.
I musicisti
Nella zona permanente di seconda classe si trovava anche la cabina dei cinque musicisti principali, tra cui Wallace Hartley. I musicisti del Titanic non erano dipendenti diretti della White Star Line. Erano stati ingaggiati tramite la ditta C. W. & F. N. Black di Liverpool, che forniva musicisti a varie compagnie navali. La loro cabina si trovava sul lato destro della nave, vicino alle sistemazioni di seconda classe. Era una cabina a sei posti, arredata in modo simile alle altre cabine, e disponeva di una stanza separata per conservare gli strumenti musicali. Altri tre musicisti, quelli del ristorante, erano invece sistemati lungo Scotland Road, separati dal gruppo principale.
Le porte stagne e i controlli sul Ponte E
Un dettaglio tecnico molto interessante riguarda i controlli delle porte stagne. Sul Ponte E erano presenti punti di accesso ai meccanismi che permettevano di aprire o chiudere alcune porte stagne situate sui ponti inferiori. Questi punti erano segnalati da piastre quadrate in ottone inserite nel pavimento, con la scritta W.T.D. Vicino a esse erano collocate targhe in ottone con indicazioni e frecce, oltre a chiavi a T usate per azionare i meccanismi. Non si conosce oggi con esattezza la posizione di tutte queste piastre, ma la loro presenza conferma il ruolo fondamentale del Ponte E nel sistema di compartimentazione stagna della nave.
Le sistemazioni di Terza Classe a poppa
La parte poppiera del Ponte E era occupata da diverse sezioni di terza classe, indicate come Section K, Section M e Section Q. Le cabine erano da due, quattro o sei posti e ospitavano soprattutto famiglie, donne sole e passeggeri emigranti. Le sistemazioni erano semplici, ma più ordinate e private rispetto alle vecchie sistemazioni collettive di steerage presenti su navi precedenti. Le cabine da sei posti avevano di solito cuccette in ferro con materassi a molla e catena. Le cabine più piccole, da due o quattro posti, potevano invece avere cuccette in mogano. Al centro della Section Q si trovava una scala di terza classe. In quest’area erano presenti anche cabine per alcune figure dell’equipaggio dedicate alla gestione dei passeggeri, tra cui il capo steward di terza classe, un interprete e una matrona. Questi ruoli erano molto importanti: molti passeggeri di terza classe erano emigranti provenienti da paesi diversi, spesso non parlavano inglese e avevano bisogno di assistenza pratica durante la traversata.
